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che più o meno largamente sono rappresentate a Brera, riservando ai soli casi eccezionali le postille illustrative.
Scuola lombarda, o riu' propriamente milanese.—Vincenzo Foppa, fresco San Sebastiano saettato. É in ordine cronologico di fattura il quadro più antico della Pinacoteca di Brera. Il Poppa, fu contemporaneo al Mantegna, del quale è però meno secco e più energico nei contorni. Fu valente prospettico e deplorasi che a Brera non sia rappresentato che, da questo solo lavoro. Ambrogio da Possano detto il Borgognone; Bernardino Suardo detto il Bramauliuo ; Bernardino Ialino. (Di»questi granili caposcuola dell'arie lombarda si hanno a Brera tra freschi e quadri ad olio quarantacinque opere, fra le quali il famosissimo affresco della Santa Caterina portata dagli Angioli, appartenente alla villa detta della Pelucca, una delle più elette e geniali creazioni artistiche clic si conoscano). — Antonio Bevilacqua detto il liberale; Bernardino Zonale da Treviglio, che risentì assai della maniera di Leonardo suo amico, tanto da fare, per molti, attribuire la sua Vergine eoi Bambino che or si mostra a Brera a Leonardo medesimo. Marco d'Oggioiio, Cesare da Sesto, Sabino, Andrea Solari, Giovanni Pietrine, Appiani Nicola, Gaudenzio Ferrari, Bernardino Lanino, tutti della scuola leonardesca; Giovanni Paolo Lomazzi!, Ambrogio Figini, Camillo Procaccini, Giulio Cesare Procaccini, Giambattista Crespi detto il Cerano, Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Mu-razzone; Fede Galizia; Daniele Crespi, Carlo Francesco Nuvolone, detto il l'aiutilo ; Francesco del Cairo ed Antonio Tauzi, appartenenti alla pleiade dei Secentisti, coloristi innanzi tutto ma ben lontani dall'avcr la profondità dell intuito artistico posseduto dai leonardeschi.
Di Leonardo bavvi nella sala dei capolavori un pastello di studio pel la testa del Cristo del Cenacolo alle Grazie ed un ritratto. Mancano invece esemplari di quella buona scuola di pitturi milanesi derivata da Giotto, nel tempo che fu in Milano a dipingere il palazzo dei Visconti, rifatto da Azzone, della quale fecero parte Leonardo da Bisuccio, Cristoforo Frenelli — che dipinse la Madonna del parto ni Santa Maria l'odone; il Bassanolo che fresco nell'antichissima chiesa suburbana di San Cristoforo ; Miclielin del Ronco, del quale si ritengono i freschi del portico tiel palazzo Borromei; il Toso che dipinse la cappella della Regina Teodolinda iu Monza; Agostino Braiiiantino, che dipinse in Vaticano chiamato da Nicolò V, ed infine Vincenzo Civettino, che dipinse iu San Pietro iu Gessale, e segnò l'anello di transizione fra i Giotteschi ed ì Leonardeschi : lacune inesorabili per una pinacoteca dell'importanza di questa di Brera.
Se col v veneta. — Sebbene vi inanelli la rappresentanza di uno dei suoi capostipiti, del Gior-
gione, la scuola veneta é largamente e degnamente rappresentata a Brera da dipinti di Gian Antonio da Murano, di Alvise Vivarinl, Carlo Crivelli, Giovanni Bellini (La Vergine, sala dei capolavori) e Gentile Bellini (del quale ultimo è il gran quadro storico di San Marco ehe predica in Alessandria)-, Giovanni Martini; Bartolomeo Mantegna,\ iltoreCarpaccio, Cima da Conegliano, Giacomo l'alma (detto il Palina Vecchio), Tiziano Vecellio (San Girolamo nel deserto ed alcuni ritratti), Bonifacio Veneziano (Mose salvato dalie-acque e l'Adultera assolta), Paris Bordone (Battesimo di Gesù ed altri minori), Gerolan o Candido (detto il cavaliere Bresciano), Domenico del Riccio (detto il Brusasorci) (Sant'Antonio e. San Paolo), Lorenzo Lotto (alcuni ritratti), G. lì. Moroni (ritratti meravigliosi), Jacopo Robusti (detto il Tintoretto), Giacomo da Ponte detto il Bassanese, e dei veronesi, Stefano di Zevio, Francesco Monsignore, Francesco Moroni, Liberale da Veroia ed il grandissimo Paolo Caliàri detto d Veronese, che si presenta colla magistrale tela del Convito in easa del fariseo, dipinta per il refettorio di San Sebastiano a Venezia, il Cenacolo, il Battesimo di Gesù, Gesù nell'olio ed altri di minore importanza.
Scuola mantovana.— Se tale può dirsi, è rappreseti tata da uu nome che nella storia dell'arte è da chiamarsi gigante : Andrea Mantegna, che cui meraviglioso suo scorcio del Gesù morto nel quadro detto la Pietà e colla gloria della Vergine, fra i Cherubini, prende posto nella sala dei capolavori.
Scuola cremonese.—Può dirsi rappresentata da Camillo Boccacci ni e dal Caravaggio (Polidoro Caldara).
Scuola parmense. — Filippo Mazzola detto il Parmigiauiiio; ma hawi una lacuna incolmabile per quello che riguarda il sommo Correggio.
Scuola bolognese e ferrarese. — Questa scuola ch'ebbe gran lustro fra i secoli XVI e XVII, è decentemente rappresentata da Annibale ed Agusliuo Canicci, Lorenzo Costa, Francesco Rai-bulini, detto il Francia (Annunziazionc di M. V., stupendo), Domenichiuo(il/«(io«/ia), Dosso Dossi, Benvenuto Tosi da Garofalo, Francesco Albano (Batto di Proserpina con danza di Amorini), Guido Reni (San Paolo, San Pietro), Francesco Barbieri detto il Guerrino (il Salvatore, meraviglioso per l'effetto del rilievo ed il Ripudio di Agar, una delle migliori tele di questo artista). Mancano invece tele di Nicolò dell'Abate e dello Sghedoni, modenesi, che pur furono fra i migliori di questa scuola.
Scuola umbra e marchigiana. —Nicolò Frignate, Raffaello Sanzio (Sposalizio diM. V.,nella sala dei capolavori). Per quanto lavoro giovanile e della prima maniera di Raffaello, è considerato come la perla di Brera (fig. 82): è fra le opere più insigni dell'Urbinate. È notissimo, perché fu