Milano 25!
mimesi di Galvano Fiamma, inalila e da poco a cognizione degli studiosi ; la storia Flos Fio-rum di Ambrogio Bosso; e la I/istoria di Sire Raul, della quale assai si giovò il .Minatori per la sua grande raccolta degli sciittori delle cose d'Italia, i trattati tra gli Sforza ed i principi stranieri ed italiani, raccolti da Cieco Simonetta dal l'anno Uuti al lì'.H; gli statuti di Novara, Urta, Chiaveima, Lodi, ed altre città dello Stato milanese; il famoso poemetto ili Pietro da Resgapè; questo in volgare del tempo, illustrato da disegni, raro cimelio per se stesso, e prezioso per la storia della lingua e dell'arte lombarda. Fu scritto nel 1201 e comincia cosi :
Xo è cosa in sto mondo, lai è la mia credenca, k se possa fenice, se lu no se cornami Petro de Hurzegapè si voi acomcngarc E per nuoti fenice, sei/ondo k'et ije pare.
Fra gli autografi se ne hanno di Pietro Aretino, dì Torquato Tasso, di Vincenzo Monti, di Ugo Foscolo, di Giacomo Leopardi; di Manzoni si ha il poemetto il Trionfo della libertà ed altri scritti poi in quantità, lettere di Galileo Galilei, G. B. l'aliano, di Bonaventura Cavalieri, astronomi e matematici!; di Gian Domenico Roma-gnosi, di Melchiorre Gioia, di Frugoni, del Foscolo, di Giusti,Grossi, Porta, Recearia,S. Carlo Borromeo, Maria Teresa, Eugenio di Savoia, Alfonso li d Iste, di \ (torio Amedeo 11 di Lodovico \ntonio Muratori, ili Carlo Rotta, Alessandro e Pietro Verri, di Federico Selopis, di Gino Capponi, Nicolò Tommaseo, dello Scarpa, dello Spal-mzaiii, del Rasori, di Rossini, liellini, Doni-zetti, Verdi, Merendante, Simone Mavì', Paer, Ihilevv, Paganini, l'acini; del Cesarotti, Giordani, Humboldt, Voltaire, Comlillac, Michelet, Ryron, della Sand, di Victor Rugo, di l'hiers, di l'rou-illioii, di Laniartiue e Kossutll; nonché di Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Garibaldi, Camillo Cavour, Carlo \lbcrto, Vittorio Emanuele II, .Napoleone III, \lfouso La Marinoni, Giorgio Palltfsiriui, Luigi Porro, Silvio Pellico, licitino lìii asidi, (j.ovaimi Arrivaheiie, fra quanti ebbero parte più o meno cospicua liei movimenti del risnrgiiiii iito nazionale.
La Biblioteca di Rrera possiede pure un globo terrestre della circonferenza d ! metri, corri
ididciile cioè ini ni! diecimilioiicsimo del meridiano : ili m 1.215 l'asse equatoriale e di li ! 271 I polare, che è la più esatta deter-ii inazione dello -cbiaeciaiuento della terra. Fa coperto da spicchi dì carta, disegnali e scritli poi per evitare Io sconcio della discoiiliiinila. Fu fatto sotto l i direzione dell' astronomo Carlini dal 1820 al I8:!I
Le sale vastissimi della Biblioteca ili Rrera misurano complessivamente 1508 metri quadrati di superficie, sono illuminate da grandi finestroni, e dipinte sulle Tòlte a chiaroscuro di bellissimo !
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citello dai pittori Vaeani e Lavelli, adorne, di erme e di busti di nomini illustri, di un grande ritrailo ad olio al naturale della imperatrice Maria Teresa, la vera fondatrice dell'istituto, nonché di Vittorio Emanuele li e dell'attuale Re Umberto, tulli ili pregevole fai tuia.
Pinacoteca di III era. — Quando nel 1805 il Governo italiano venne nel lodevole divisamenlo di creare in Rrera una pinacoteca, o galleria nazionale ili pittura, riparando cosi alle deplorate spogliazioni del 1790 e del 1800, oltre ai-enne collezioni private di cui traderemo, esisteva con carattere pubblico la pinacoteca Ambrosiana, iniziala liu dal principio del secolo X\ 11 dal cardinale Federico Borromeo.
11 primo fondo della nuova galleria fu dato da quadri e dipinti tolti da chiese e corporazioni religiose soppresse in Milano e fuori.
Il Governo Italico, pel primo inizio comprò dalla famiglia Sampieri di Bologna tre Caiacci: l'/lpr, del Cucirino ; il Piatto di Proserpina, colla famosa danza degli Amorini, dell'Albano; il San Pietro, di Guido Reni e qualche altro di buona scuola, ina dì minore importanza. Poi per donazioni, acquisti, incameramenti, i quadri comiueiaroiio non solo ad alllnire, ma ben anco a sovrabbondare, in ragione dello spazio disponibile, tanto che si dovette fare una cernita e ritornarne a chiese e conventi — che passala la bufera rivoluzionaria si riaprivano — una gran (piantil i, sebbene per la maggior parte segnali da limili ili priiii'ordine. E giusto ricordare, che organizzatore primo della pinacoteca di Rrera In il pittore Giuseppe Rossi. Fra i cospicui lascili toccati in meno ili un secolo dalla galleria Rraidense, non si può tacere la collezione di 122 quadri per la maggior pai te di scuola lombarda, lasciata dal fu Pietro Oggioni, intelligente amatore delle arti.
E malgrado questa abbondanza, vera pletora di quadri, la Rraidense, pur avendo dipinti di primaria importanza e capolavori d'ogni scuola, non è pennini riuscita ad averi una graduali . sposizione di ogni fase ed evoluzione delle varie scuole ed ni ispecie della lombarda, sul genere di quella clic per la scuola toscana si ammira agli Uffizi ih hienze. Cosi dicasi per la scuola l eonardesca, clic in Milano ebbe singolare fiori tuia, ed iiitlueiiza grandissima nell'arte del secolo sopravvegueiile.
Attualmente, sono oltre seicento le opere il arte possedute dalla pinacoteca nazionale di Riera, coordinate opportunamente secondi» le scuole, e descritte ed allindale in un razionale catalogo compilato dal fu direttore Federico Ile-Maurizio, distinto pittore.
Essendo impossibile dar qui remunerazione e la descrizione, anche sonimaria dei quadri dei singoli aulori. ci linritiffittio a raggruppare i nomi di questi nelle varie scuole cui appartennero, e