21)0 l'arte Seconda — Alta Italia
Una delle sue opere maggiori e meglio riuscite, specie, per l'insieme grandioso, e per la comodità dei particolari — il casino Parini, attiguo al palazzo Belgioioso, architettato dal Crivelli, e cosi detto, perchè ivi era la casa, ove per molti anni insieme alla madre visse il grande poeta civile, il busto del quale è sopra la porta — il palazzo Greppi, in via Sant'Antonio, ugualmente del Pierniarim e nello inevitabile stile suo
— il palazzo Busca Serlielloni, sul corso di porta Venezia, angolo di via San Damiano: di aspetto severo con bella loggia di gigantesche colonne, sotto la quale un lungo bassorilievo del Carabelli ricorda 1 fasti della Lega Lombarda; in questo palazzo abitarono Napoleone I nel 17% e nel 1800, Carlo Alberto nel 1848 e Vittorio Emanuele II nel 1859 — il palazzo d'Adda, presso i portoni di porta Nuova, dovuto all'Afgan ini, (l'uria semplicità monotona, nel quale solo l'ampia fronte ed il magnifico cortile attestano della ricchezza della casa — il palazzo Rocca-Saporiti, sul corso di porta Venezia, fatto erigere, nel 1812 da un ricco privato, Giovanni l'elioni, su disegno del pittore Perego, rimarchevole per il colonnato corinzio, e per le statue e le decorazioni marmoree del Marchesi, che ne ornano la fronte — le case Taverna e Verri in via Monte Napoleone, nella quale ultima nacquero e vissero nel secolo scorso Tietro ed Alessandro Verri — la casa Beccaria in via Brera u. 0, ove l'illustre filosofo e legista nacque ed abitò molti anni e vi scrisse il suo immortale trattato Dei Delitti e delle pene
— il palazzo Andreani-Sorinanni, sul corso di porta Vittoria — la casa Bagatti, in via Sant'Andrea « che richiamò, nelle proporzioni della vita moderna, quell'architettura piena d'ombre e di fasto severo del principio del seicento e tanti altri edifizi, che troppo lungo sarebbe ora qui l'enumerare.
Nell'ultimo periodo eli rinnovamento, cominciato colla metà del nostro secolo, e che non è peranco finito, l'architettura civile, assunse un carattere piti modesto e pratico, mettendo, ili molte cose, prima delle ragioni dell'arte, quelle della speculazione, della utilità vera della città, dei regolamenti edilizi, delle leggi sanitarie ed igieniche. Con questo ne venne quella architettura industriale che è caratteristica specialissima del nostro tempo, dalla quale le leggi sacre degli antichi stili furono sì di sovente manomesse e violentate, anche col latto della introduzione d'un nuovo elemento di costruzione, il ferro o la ghisa, e coH'accettazione di metodi ornamentali e decorativi, che avevano trovato fortuna in paesi esteri, per indole, per tradizione, per bisogni artistici, all'atto differenti dal nostro. Ciò però non vuol dire che tutte le moderne costruzioni delle quali comincia ad essere buon numero in Milano, sia perchè urtano colle regole fissate nei cinque ordini del Vignola, sia perchè si scostano dalle formule che fecero la gloria dell'architettura italiana e nei tempi classici della civiltà greco-romana od ili quelli dell'arte leggiadra del Rinascimento, o magari anche della decadenza barocca, si debbano irremissibilmente condannare. Tutt'altro. Tenendo calcolo, delle condizioni peculiari di località, di mezzi, e dell'uso al quale i moderni edifizi devono servire, molti fra questi meritano sincere lodi; tanto più che particolarmente, negli ultimi tempi, fu studio degli architetti che si adoperarono al rinnovamento edilizio di Milano di conciliare ili quanto era possìbile le ragioni dell'arte collo scopo e coi mezzi delle nuove costruzioni, riuscendo ad opere di non disprezzabile valore artistico e raggiungendo, talvolta, quello che è mèta ultima di ogni artista coscienzioso, il bello, ed il nuovo, fusi insieme in un solo intento.
Degli edifizi privati della moderna Milano, oltre quelli già descritti di piazza del Duomo, ricorderemo di sfuggita i grandi edifizi ad uso d'albergo, in via Manzoni (Continentale e Milano) ed in corso Vittorio Emanuele (Ilòtel de la Ville), il palazzo Fiori, in via Santa Margherita, che già servì ad uso di albergo, poi fu stabilimento dei fratelli Bocconi, ed ora è sede della prosperosissima Unione Cooperativa; molte case rinnovate del Monte Napoleone, del corso Vittorio Emanuele, del corso Venezia, di porta Vittoria e di porta Romana; il singolarissimo palazzo Ciani, in corso Venezia, in istiltì