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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Milano
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 547

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Seconda — Alta Italia
   del secolo XVI. por conto della famiglia Alipraudi. La facciat a è in istile del Ili nasci mento, restaurata, per non dir rifatta, dall'architetto Baj nel 1841. La porta bramantesca conserva, quasi intatta come fu lasciata, tutta l'eleganza primitiva: così dicasi dell'andito o protiro, che conduce al cortile, nella volta del quale vedesi la decorazione monocromatica originaria. Il cortile è, si pnò dire, una piccola meraviglia, racchiudente quanto di elegante, di fastoso, poteva creare la fantasia d'un artista della scuola leonardesca. Le colonne del porticato sono sottili e slanciate: i capitelli, finamente scolpiti, con sfondi e filettature dorate: gli archivolti, leggermente riordinati, hanno ornamenti dipinti: così dicasi delle finestre. Non vi ha parte delle pareti che non sia dipinta a grandi figure allegoriche di divinità, scene bacchiche e nuziali, con putti, fronde e fiori, su fondo d'oro, disegnati e dipinti con arte maestra. Alcuni mal'esperti restauratori e decoratori avevano nel passato, colle loro aggiunte e sovrapposizioni, alterata e deturpata in parte la impareggiabile eleganza e freschezza della primitiva decorazione: ma negli ultimi anni il pittore Cavenaghi sotto la vigilanza del coinm. liei tini, professore di pittura alla Accademia di Brera, raschiando colla massima cura e pazienza le aggiunte dei ristaura-tori, ritornava l'intero dipinto all'antico originario splendore, ritoccandolo solo in quei putiti ove il tempo e la mano dell'uomo avevano recato danno.
   Pure di arte bramantesca sono alcune porte di case che ancora si vedono in Milano, come in via Dimetto, via Rugabella, in Piazza San Sepolcro, dirimpetto alla Chiesa, presso la quale vedesi audio un piccola inferriata del cinquecento, di mirabile intreccio: ed infine, alcune finestre ed ornati iu terracotta, nella casa n. 29 presso il ponte di porta Magenta, e gli stipiti della piccola porta rettangolare, che metteva al vicino convento dì San Gerolamo. Del periodo che andò storicamente precedente al bramantesco nou si hanno degni di rimarco in Milano che il palazzo antico de' Borromei, colla sua porta ogivale, ed il suo cortile, e la porta dell'antico convento dei Ss. Cosma e Damiano, presso il teatro dei Filodrammatici, nella via omonima. E a sesto acuto, e tutta 111 marmo bianco, al quale il tempo ha dato la sua pattina caratteristica. I piedritti sono semplici, decorati nei riquadri da eleganti modanature. L'arco a sesto acuto, oltre un archivolto ad archetti è decorato esternamente da un intreccio di fogliami e putti, clie si riuniscono alla sommità della porta nella pigna Sforzesca. Un'ultima fascia di modanature contorna il tutto, terminando in forma cuspidale e formando l'estradosso. Da una parte e dall'altra dell'imposta dell'arco sono due riquadri cogli Stemmi dei Secco d'Aragona e dei Taverna, con vigoria scolpiti. Nell'alto dell'archivolto sono, con straordinaria finezza di scalpello, scolpite di profilo le teste di Francesco I Sforza — in mezzo — di Giulio Cesare e di Alessandro il Macedone ai lati, lavoro di tale bellezza d'esecuzione da essere attribuito al veronese Pisanello, tanto rassomigliano alle medaglie finissime da questi lasciate. Altra di queste porte preiirainantesche è quella già appartenente alla casa in via dei Bossi, regalata nel 1456 da Francesco I Sforza a Cosimo de' Siedici, quando questi venne e soggiornò in Milano ; ora trovasi al Museo Archeologico ed è ricchissima di ornati, fra i quali campeggiano le Imprese medicee e le sforzesche, ambo ben note, ed i ritratti dello Sforza e di Bianca Maria Visconti sua moglie.
   In maggior copia sono gli edilìzi del periodo spaglinolo ed austriaco posseduti da Milano e degni di qualche attenzione. Citiamo, fra i principali : il palazzo Solicino in via Torino, di grandiose proporzioni — ora rimodernato — con una forre a sei piani a terrazzi accessibili, alta metri 42 Vi dal suolo: sulla cui sommità erano due colonne col motto nec-plus-ultra messo da Carlo V nel suo stemma: ed appunto in onore di questo imperatore onde farvi una luminaria per la sua venuta in Milano, dicesi la torre fosse eretta — il palazzo dei Castelbarco, di fronte a Brera, dovuto in origine all'Alessi — il palazzo della Società del Giardino, in via San Paolo, del Pellegrini, magnifico edilìzio in istile palladiano, il cortile del quale destò specialmente l'ammirazione dello Stendhal — i palazzi Annoili (corso di porta Romana) e Durini (via Durìni) dovuti a