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Parte Prima — Alta Italia
Cenni storici. — Si chiamò JReanum e Begianum. La primiera denominazione vuoisi derivare da Bea Silvia, un monumento che ergevasi nel turrito castello. Fece parte nel secolo X dell'abbazia di Sangano, quindi della castellania di Rivalta. Spettò ai Falconieri ed agli Orsini; quindi passò agli Aimari, al maggiordomo di Carlo Vili di Francia Antonio Foresto, ai Ponderano. Nel 1543 il duca Carlo di Savoia lo concesse in feudo a Cesare di Mayo napolitano, generale di fanteria dell'armata di Carlo V. E finalmente nel 1569 divenne signore di Reano Cassiano Dal Pozzo, primo presidente del Senato subalpino e stipite dei principi della Cisterna.
Coli, elett. Torino III (Avigliana) — Dioc. Torino — P2 a Trana, T. ad Avigliana.
Sant'Ambrogio di Torino (1454 ab.). — Giace in perfetta pianura alla destra della Dora Riparia e a soli 2.46 chilom. da Avigliana, appiè del monte Pirchiriano, o della Sagra di San Michele. Stupenda la chiesa parrocchiale, rotonda, riedificata nel 1790 su disegno dell'architetto Vittorie, con bei quadri, stupendi altari di marmo ed altri ornati. Dalla stazione si arriva in pochi minuti per un viale ombroso all'abitato diviso in tre borghi distinti. Sonvi avanzi di antiche fortificazioni; e due torri, rimaste in piedi, furono diroccate per dar passo ai monumenti artistici che Napoleone I tolse all'Italia per abbellire Parigi. Nel centro del paese rimane ancora una torre quadrata detta la Dogana. Filande, concerie, e, a fianco del viale che mette alla stazione, grandioso cotonificio dei fratelli Bosio. Verso il 1800 cessò di essere capo di mandamento.
Coli, elett. Torino III (Avigliana) — Dioc. Susa — P2 T. e Str. ferr. Torino-Susa.
Da Sant'Ambrogio si pigliano le mosse per salire alla famosa badia, detta Sagra di San Michele, di cui diamo una veduta (fig. 182) ed a cui faremo una visita.
Sagra di San Michele (1).
Premettiamo un breve sunto storico. La Sagra di San Michele è una badia fondata verso lo scorcio del secolo X. Secondo una leggenda, un romito, detto Giovanni Ravennate, pose dimora sul monte Pirchiriano e vi costruì una cappella o un oratorio dedicato a S. Michele. Nel 966, un ricco gentiluomo d'Alvernia, Ugone di Montboisier o Marino di Montboisier, sopranominato lo Scucito, bisavolo di Pietro il Venerabile, abate di Cluny, nel secolo XII comprò quel sito dal marchese Arduino III, che aveva la sua Corte nel castello di Avigliana, e vi costruì il monastero di San Michele della
(1) Di questo storico monumento il prof. Biscarra così scrisse: « L'importanza storica di questo monumento, considerato come uno dei più insigni dell'Alta Italia, è grandissima. Costruito sul ciglione dell'altissimo monte Pirchiriano, esso forma la maraviglia del cólto visitatore: vi si scorgono varii stili di architettura medioevale, secondo le varie epoche, nelle quali subì aggiunte e restauri. Grandioso è lo scalone che dà accesso al tempio: il peristilio superiore è composto di arcate sorrette da colonne con capitelli del gusto il più eletto e il più svariato, d'interesse sommo per l'architetto e per ogni cultore delle belle arti. Bellissima la porta d'ingresso, che è assai ben conservata ; ma l'interno del tempio fu adulterato da restauri di cattivo gusto, eccettuata la cappella mortuaria dei Beali di Savoia, che è lavoro pregevolissimo, ordinato da re Carlo Alberto e compiuto sotto gli auspici del colite Cibrario. In una parte dell'edificio, abbandonata, stanno freschi murali di vivo interesse, tanto storico che artistico, per il carattere dei costumi che vi sono rappresentati e che accennano a fatti storici tradizionali dell'edificio.
« Nella chiesa esistono due dipinti classici ; il primo, che dicesi di Macrino, osservasi nella navata a destra, sull'altare di fondo ; l'altro, di maggior rilevanza e sommamente pregevole, sta in una cappella privatissima detta degli Esercizii dei monaci, opera di Defendente Deferrari da Chivasso : è a forma di trittico, e rappresenta in mezzo la Madonna col bambino con corona di angioli, a destra S. Giorgio, e a sinistra due vescovi in orazione. Il grande valore di quest'opera è tale da reclamare le cure del Governo, affinchè non soggiaccia a smarrimento'» (Atti della Società d'Archeologia della Provincia di Torino, voi. Il, fase. 4°).