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Parte Prima — Alta Italia
di recente, in cui vedesi effigiata la Natività di Gesù, opera pregevolissima di Defendente Deferrari (1531); e nella sagrestia sono dipinti murali del secolo XV, cioè, nella vòlta, i Quattro dottori della Chiesa, e nel muro la Salita del Redentore al Calvario, notevolissimi per interesse storico-artistico. Ivi, porta e facciata dell'antico ospedale, già dei monaci Antoniani, di stile gotico ricchissimo, in terra cotta (fig. 181).
Chiusa di San Michele (1156 ab.). — Sta sulla destra della Dora Riparia, quasi allo sbocco della valle di Susa, in situazione salubre ma in clima assai rigido nel verno. Chiesa parrocchiale ben costruita e ornata di un bel campanile, su disegno di Giovanni Pietro Riva, non munito di apposito diploma da ingegnere od architetto, ma semplice agricoltore, il quale durante la costruzione cadde da un cornicione fratturandosi ambedue le gambe. Nel 1888 fu attivato in Chiusa un opifìcio in ferramenta e lime, con motore idraulico, dove trovano lavoro oltre a cenlo operai.
Cenni storici. — Questo luogo segnava anticamente il confine fra il regno dei Longobardi e la Borgogna, come cantò il Manzoni ne\VAdelchi:
.......Dell'arduo muro
Che vai di Susa chiude e dalla Franca La Longobarda signoria divide.
Chiamavasi Clusa Langobardorum perchè i due monti, quello della Sagra di San Michele, o Pirchiriano, alla destra della Dora e quello di Celle, o Caprasio, alla sinistra, vi chiudono, convergendo, la vallea di Susa. Codesto valico era il più frequentato dai Franchi nelle loro calate in Italia, di che i Longobardi lo munirono di una grossa muraglia con fortini e torri, di cui rimangono ancora le traccie dette le mura. Dopo di avere indarno tentato di superarlo, Pipino condusse le sue schiere per le valli laterali e sorprese alle spalle il re longobardo, Astolfo, che lo difendeva con esercito poderoso. Anche nel 773 il re Desiderio respinse quivi gli assalti delle truppe di Carlo Magno a cui non cedè il passo che dopo un'invitta e disperata resistenza, quando si vide abbandonato, per tradimento, da molti dei suoi duchi. Caduto il regno dei Longobardi rimase per lungo tempo a codesto luogo il nome di Clusae Langobardorum. Dopo che la valle di Susa venne in potere dei principi sabaudi, Umberto II donò Chiusa, insieme ad altre terre, alla celebre Badia di San Michele di Cui patteremo più avanti.
Uomini illustri. — Patria del notaio Rocci, autore di poesie morali e giocose.
Coli, elett, Torino III (Avigliana) — Dioc. Susa — P2 T. a Condove.
Beano (1117 ab.). — In un'amena valletta terminante la collina detta di Rivoli. Il castello di Reano, già proprietà del principe della Cisterna ed ora della Reale Famiglia del compianto duca d'Aosta, sorge sopra un monticello sul cui fianco schierasi
quadrilatero della chiesa sta un pronao, avente pari larghezza della chiesa e m. 5.78 di profondita. Sul suo limite esterno a ponente sorge la facciata ricca di guarnizioni in terra cotta. Apronsi in essa tre porle grandiosamente profondate in ricche spalle imbutiformi, sulle quali spiccansi tre altissime cuspidi sormontate da pinacoli ed esuberantemente decorate di membrature e fogliami. Al disòpra della cuspide mediana è aperta una rosa.
Esaminato così questo monumento, e considerato nei suoi particolari, pare non potérsi a meno che attribuire allo stile archiacuto, detto gotico. La figura poligonale, non pur dell'apside corale, ma quella eziandio de' suoi contrafforti, le forme acute di tutti gli archi principali (due soli eccettuati) e di tutte eziandio le finestre guernite per la massima parte alla loro ghiera dai così detti nasi rientranti, le vòlte a crociera con nervature piriformi e nel pronao a sezione di trifoglio, gli archeggia-menti composti nelle cornici terminali del tetto e del frontone del prospetto, la perfetta corrispondenza di stile nei particolari della torre campanaria, ecc. ; sono tutte cose che appoggiano l'esposto giudizio: giudizio che trovammo con piacere confermato dall'inglese Hope nella sua Storia della Architettura (C. E. Mella, Atti della Società d?Archeologia per la Provincia di Torino, voi. I).