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Parte Prima — Alta Italia
suoi, per dimostrar l'importanza della cessione delle valli che lo rendevano padrone della fortezza d'Exilles e di quella di Fenestrelle, costumava dire che, tra i fatti più belli del suo regno, annoverava quello di aver appostata una sentinella sul Monginevra. Carlo Emanuele III incaricò il Bertola, colonnello del genio, di afforzarla sì da renderla inespugnabile. Indarno vi posero nel 1794 l'assedio le truppe repubblicane di Francia; ma due anni dopo, in forza del trattato di Cherasco, la fortezza fu demolita in un con quella della Brunetta. In seguito fu però ricostruita pressoché sul disegno antico e coll'aggiunta di qualche nuova fortificazione, fra cui un fortino sul rialto di Serre la Garde. Si aggiunse poi ancora una tagliata, protetta da un bloclcaiis, nella valle tra il forte principale e il poggio di San Colombano.
In questi ultimi anni furono fatte riforme notabili sia al fortino di Serre la Garde, sia al forte principale, il quale s'innalza 1160 m. dal livello del mare. La fortezza antica, torreggiante sopra una rupe isolata ed inaccessibile salvo che dal lato di Francia, si presenta in forma di nave da guerra, irta di artiglierie poderose. Soggiungeremo da ultimo che, durante la dominazione francese, la fortezza d'Exilles fu anche prigione di Stato e fra le sue mura fu rinchiuso per molti anni quel personaggio misterioso il quale, sotto il nome di Maschera di ferro, porse occasione a tante supposizioni e a tanti scritti e che (secondo gli studi recenti e coscienziosi fatti dal Jung, valente uffìziale dello stato maggiore francese, negli archivi del Ministero della guerra) parrebbe essere stato un semplice cospiratore appartenente alla lega vastissima degli avvelenatori, certo De-Marchiel o De-Marchal. Tornando ad Exilles osserveremo che lì presso trovasi la galleria d'Exilles, lunga 1767 m., per la ferrata, uscendo dalla quale vedesi dirimpetto la Serre de la Voùte con un ponte sulla Dora, di cui diamo la veduta (fig. 177).
Coli, elett. Torino III (Avigliana) — Dioc. Susa — P2 T.
Ferrera Cenisio (383 ab.). — A 1450 m. in angusta valle sulle due sponde del Cinischia e sulla vecchia strada al Moncenisio. 1 gagliardi abitanti di questo pae-sucolo provvedono con ripari al mantenimento della famosa strada napoleonica e, nei tempi burrascosi, alla salvezza dei viaggiatori, delle vetture e dei carri che ancora vi transitano.
Cernii storici. — È ricordato nel testamento del 739 di certo Abbone patrizio; e Adriano Valesio, nelle sue note ad Ammiano Marcellino, opinò fosse una delle supposte 12 città del regno di Cozio. Nel paesuccio si serba memoria del passaggio dell'esercito francese sotto Napoleone I e additasi il luogo ove riposò per breve ora.
Coli, elett. Torino III (Avigliana) — Dioc. Susa — P2 T.
(Maglione (1624 ab.). — Situato al termine del contrafforte che dal monte Ciusalet scende a divider la valle del Cinischia da quella del Clarea, Giaglione, a 4 chilometri a ovest da Susa, è il più pittoresco di tutti i villaggi che circondano questa città. Dal sagrato delia sua parrocchiale lo sguardo abbraccia l'intiera vallata inferiore della Dora, e, quando è limpido l'orizzonte, distinguonsi. perfettamente ad occhio nudo i colli ameni di Torino. Ammiransi ancora nel territorio di Giaglione annosi e colossali castagni che producono i rinomati e saporiti marroni di Giaglione. E anche il vino è assai pregiato, quello segnatamente che si raccoglie presso Chio-monte. La parrocchia è antichissima, com'anco il castello che vedesi sopra un rialto. Notabili per disegno e colorito i dipinti vetusti che adornano un muro laterale di una cappella dedicata a S. Stefano, situata nella borgata omonima, e rappresentano le virtù ed i vizi, le cui allegorie son riprodotte su tre linee e sotto ogni allegoria sta scritto in gotico la virtù o il vizio relativi.
Cenni storici. — Giaglione è villaggio antico rammentato col nome di Gallio nel famoso testamento di Abbone del 726 e di Gelone (Gaillum, Galiis) nel Cartolario