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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Prima — Alta Italia
   negli Itinerari, sulla strada ad Augusta Taurinorum. Ma le distanze date dagli Itinerari sono scorrette e discrepanti fra di loro. Ad Fines si può stabilire a, o presso, Avigliana, come abbiamo visto più sopra (1).
   Le tribù alpine, qualificate da Plinio Cottianae Civitates, quando furono unite a Roma, riceverono dapprima la franchigia latina soltanto; ma quando Segusio, o Susa, divenne municipio romano, dovette ricevere la franchigia plenaria.
   La situazione di Susa le trasse addosso del continuo i malanni delle guerre e delle invasioni dei barbari. Vi passarono i Galli, i Goti, i Vandali, i Franchi; e quando Costantino il Grande passò le Alpi per venire a combattere Massenzio, eletto imperatore dal Senato Romano, la distrusse.
   Non sono ben note le sue vicende al tempo del dominio longobardico. In prossimità di Susa il re Astolfo fu sconfitto da Pipino chiamato in Italia da papa Stefano II. Poco appresso Carloinagno riusci a girare, come già abbiamo narrato, le posizioni formidabili, occupate da re Desiderio, e a coglierlo alle spalle sì ch'ei fu costretto a dare addietro, quasi senza colpo ferire, sino a Pavia.
   Dopo Carlomagno Susa fu sede di un marchesato istituito per difendere quel varco importante dalle Alpi in Italia. Verso la metà del secolo X, al dire del Terraneo, vi signoreggiava e batteva moneta il conte Arduino II di Torino.
   Nel secolo XI fu considerata capitale dei vasti possessi della celebre contessa Adelaide che aveva riunito in poter suo tutto il Piemonte. Vi ebbero in seguito grande predominio e potere gli ecclesiastici e i nobili, finché, nel secolo XII, fu arsa dal Barbarossa fuggiasco dopo la sconfitta memoranda toccata a Legnano.
   Un secolo prima che fiorisse in Francia il Vauban, il Duca Emanuele Filiberto munì Susa con opere fortificatorie che presero il nome di Forte Santa Maria. Le stesse vennero costrutte verso l'anno 156G sovra un poggio che s'innalza sulla sinistra della Dora e dirimpetto alla città, ed erano a prova delle artiglierie, sì che la potè resistere validamente a varii assalti ; ma nel maggio del 179G, in forza dell'armistizio di Cherasco, fu costretta ad aprire le porte ai repubblicani francesi e le sue fortificazioni furono smantellate nel 1797.
   II. — Susa odierna.
   Della Susa odierna (fig. 171), che conta appena 410G abitanti, lascieremo qui discorrere i signori Martelli e Vaccarone nella loro recente ed ottima Guida delle Alpi Occidentali (Torino 1889) :
   — Percorso il borgo, che sta sulla sinistra della Dora, si passa il fiume sopra un ponte a due archi e si entra nella città, attraversata da vie strette e tortuose, di cui le principali sono due, quella dei Mercanti, e del Palazzo di Città. Sotto i portici, che fiancheggiano quest'ultima, si osserva un fresco pregievolissimo per la finitezza del disegno e per l'inalterata freschezza del colorito non ostante i secoli che trascorsero. In ogni angolo della città e dei suoi dintorni si trovano preziose reliquie dell'epoca romana e dei tempi di mezzo.
   Per opera della Società di Archeologia e Belle Arti della Provincia, si è posto mano a nuovi lavori di scavo sotto l'abile direzione del comm. Fabretti, direttore
   (1) Secondo una recente pubblicazione del prof. E. Ferrerò (La strada romana da Torino al Monginevro) l'Ocelum degli Itinerari romani si troverebbe in vai Dora, a chilom. 5.9 a monte di Dru-biaglio, cioè verso Novarelto. — Drubiaglio, ma più precisamente Malono, piccolo gruppo di case a sud di Drubiaglio, corrisponderebbe alla stazione romana di Ad Fines. Secondo lo stesso prof. Ferrerò, Singomagus ed anche Cxingoniagus dovrebbe trovarsi tra Exilles e Salbertrand, ma più verso quest'ultima località, e non presso l'odierna Gesana; questa sarebbe invece la stazione indicata negli Itinerari coi varii nomi di Qoesao, Gadao, o Gesdao.