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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Circondario di Susa
   335
   che si possono vedere di lassù, più in alto di quasi tutte le punte innumerevoli che incoronano la catena delle Alpi Gozie.
   La vetta del Rocciamelone (3537 m.) si presenta acuta e nevosa, come apparisce dalla nostra veduta, 200 m. sopra la suddetta crocetta; e si guadagna in mezz'ora (ore 9 da Susa) seguendo un sentiero battuto che mette alle roccie di facile scalala.
   Sul punto culminante è un segnale costruito sul finire dell'agosto del 1821, il quale consiste in una piramide quadrangolare di metri 2,50 di lato alla base e alta 8; costò somme rilevanti per la difficoltà di trasporto dei materiali e pel genere di lavoro interrotto spesso da spaventosi uragani.
   A dieci metri dalla punta sorge, addossata alla roccia, una cappelletta di legno nella quale celebrasi tutti gli anni, il 5 agosto, la messa al rompere del giorno, s'intende, tempo permettendo, il che non sempre accade. Centinaia di pellegrini, con donne e ragazzi, vi accorrono da tutte le valli circostanti, passando la notte precedente alla predetta Cà d'Asti, ove si accendono fuochi e vendonsi cibarie, vino e liquori. Salirono sul Rocciamelone Carlo Emanuele II, Vittorio Emanuele II, Ferdinando duca di Genova, i principi Umberto, ora Re d'Italia, e Amedeo, il compianto duca d'Aosta.
   Prima che il De Saussure compisse la sua famosa ascensione sul monte Bianco (3 agosto 1787) credevasi generalmente che il Rocciamelone fosse la montagna più alta degli Stati di Gasa Savoia, e la maggior parte degli abitanti delle valli di Lanzo e di Susa lo credono tuttora.
   Il panorama del Rocciamelone è uno dei più vasti e grandiosi delle Alpi. Si ha ai piedi tutta la valle della Dora, dal Monginevra e dal Chaberton sino ai poggi di Torino; a sinistra, sui fianchi del Moncenisio, serpeggiano, come un lungo nastro, le curve della grande strada; al basso i villaggi della Ferriera e della Novalesa fanno capolino in fondo ai loro verdi bacini; più lungi, fra Susa e Bussoleno, in mezzo a fertili campagne, intrecciansi bianche strade e corsi d'acqua azzurri ; in ogni dove borghi, villaggi, canali, salutati dalla vaporiera sbucando dalle buie gallerie della montagna.
   Dal Monviso poi al Rosa la cerchia dell'Alpi si presenta in tutta la sua maestà ! imponente, e lo sguardo in quell'immensità di picchi non trova riposo che sui grandi colossi, come il Rosa, il Cervino, il monte Bianco, il Gran Paradiso, la Levanna, la Vanoise, le Aiguilles d'Arve, gli Ecrins, il Pelvoux, ecc.
   Scendendo il cono terminale verso nord si arriva sul ghiacciaio del Rocciamelone, , donde, proseguendo a nord-ovest, si va ad incontrare la strada del colle della Novalesa . che conduce a Bessans pel vallone di Ribou, mentre, piegando a nord, si giunge al passo Gastagneri, che mette nella valle d'Averole, e a est, al colle della Resta da cui si guadagna la valle di Viù.
   Molti altri picchi più o meno elevati, come VAmbin (3382 m.), il Clapier (2472jm.), ì monte Raion (2965 ni.), Rocciavré (2778 m.), Punta Cristalliera (2801 m.), monte ; Orsiera (2878 m.), monte Ciusalet (3313 m.), Cima di Bard (3150 m.), Punta Ronda j (3620 m.), monte Lamet (3478 m.) rendono ispida di montagne la valle o Gomba ; di Susa; ma noi non possiamo soffermarci a descriverli, dovendo affrettarci a dire . alcunché della Dora Riparia che la bagna e di cui abbiamo già tocco due parole i dinumerando gli affluenti del Po.
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