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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Prima — Alta Italia
   a fronte della linea piemontese, e, dopo lasciati addietro otto battaglioni di riserva per rinfrescar l'assalto, o coprire la ritirata, si avanzarono arditamente alla pugna la quale si appiccò fìerissima alle quattro pomeridiane.
   Quattro volte avanzaronsi i Francesi con la spada in pugno contro i deboli ripari dei Piemontesi e, respinti sempre con perdita, tornavano vieppiù accaniti all'assalto. Avvisando il Bellisle che, alla destra dell'Assietta fra i suoi posti e quello delle rovine di Riobacon, era uno spazio non fortificato ed occupato soltanto da un debole drappello, vi spinse subito un buon nerbo di truppe, il quale fece tosto indietreggiare i pochi che vi stavano a difesa, di che, approfittando di quel vantaggio, i Francesi attaccavano l'Assietta da quel lato per rinnovare, con maggiore accanimento, l'assalto generale. File intiere d'uffiziali formavano le teste delle colonne e il fuoco più micidiale non gli arrestava; una prominenza avanzata, difesa dai granatieri a furia di baionette, era stata superata, e già per la quinta volta trovavansi innanzi alle fatali trincee e già davan mano ad atterrarle, ma non minore era l'ardore dei Piemontesi nel difenderle; e, saliti ormai tutti sul parapetto, combattevano strenuamente allo scoperto.
   Dall'una e dall'altra parte compievansi prodigi di valore e ne porgeva esempio fi Bellisle, il quale, quantunque ferito, stava innanzi a tutti; ma, nell'atto di piantare una bandiera sull'orlo della trincea, fu colto da un colpo mortale che, mandandolo a gambe levate, fece rallentare alquanto la furia del combattere. Sottentrò nel comando dei Francesi il luogotenente generale, conte di Villemur, il quale pensava ora tanto meno a ritirarsi che la colonna, la quale erasi impadronita delle rovine di Riobacon, era giunta sotto la trincea del colle di Seran. Questo posto signoreggiava l'Assietta e la sua perdita si sarebbe tratta dietro infallantemente quella di tutta la posizione. Il conte di Bricherasio, dopo spedito a quella volta un terzo battaglione, v'accorse egli stesso col maggior generale, conte Alciati, lasciando il comando dell'Assietta al conte di San Sebastiano.
   Al colle di Seran il combattimento era terribile; gli Svizzeri, al soldo di Savoia, vi si coprivano di gloria; i nemici, due volte respinti con perdita, non si ritiravano che per riordinarsi e tornare all'assalto. Il generale piemontese, dubitando di poter reggere all'urto novello se non rafforzavasi di tutte le sue schiere, mandò al colonnello San Sebastiano di abbandonare l'Assietta e di venire a raggiungerlo; ma egli non gli die mente e, per una duplice ventura, l'un posto e l'altro furono salvati.
   Un terzo assalto contro Seran non ebbe esito migliore; gli assalitori inseguitisi ritirarono in disordine, e il Villemur, di ciò avvisato, abbandonò finalmente l'impresa e ripigliò la via di Cesana, molestato dai vincitori. Le gravi perdite ascendenti a più di 6000 uomini, fra cui 400 uffiziali, e più ancora lo scompiglio in cui trovavansi gli avanzi del suo esercito non permettevano al generale francese di arrestarsi di qua delle Alpi; il perchè egli abbandonò i suoi feriti all'umanità del vincitore e ripassò il Monginevro.
   I Piemontesi prodigarono ai feriti tutte quelle cure che avrebbero potuto aspettarsi dai loro amici, e mandarono a Brianzone la spoglia esangue del Bellisle, che era stata richiesta, e a Torino i cannoni e le bandiere conquistate in quella memoranda giornata. Essa ebbe pel re di Sardegna conseguenze non meno rilevanti della vittoria di una battaglia campale, posciachè i suoi nemici furono costretti a rinunciare ai loro disegni d'invasione dei suoi Stati ed a mantenersi meramente sulla difesa.
   L'anno seguente, cessate le ostilità, fu conchiusa la pace d'Aquisgrana (Aix-la-Chapelle 18 ottobre 1748) fra l'Austria, l'Inghilterra, l'Olanda e la Sardegna da una parte, e la Francia, la Spagna, il duca di Modena e la repubblica di Genova dall'altra. Il prode Carlo Emanuele III rimaneva in possesso della porzione del Milanese, ceduta nel 174-3 dall'Austria, e della Savoia, ceduta dalla Francia, e tal fu la fine della gran guerra della successione spagnuola. —