Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Torino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (295/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (295/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Mandamenti e Comuni del Circondario di Ivrea
   289
   giogo dei signori. Fu prima conseguenza che i Tu chini, così chiamavansi i sollevati, perchè, stretti con forti vincoli di giuramento, operavano come un uomo solo — come se si dicesse tutti uno (tuie un) — levatisi in armi al grido di vivat populus, nobiles moriantur, diroccarono i castelli di Brosso, di Cly, di Lessolo, di Strambi-nello, di Castellamonte, di Pont, di Arundello, di Loranzè, e commisero contro i beni e le persone dei signori tutti quei guasti, incendi, omicidi e crudeltà che comportava la ferocia dei tempi, e di cui prima avevano dato l'esempio i Valperga e i San Martino. Per un secolo e mezzo questo popolo fiero e intollerante di servaggio tenne testa, ora con buona, ora con avversa fortuna, secondochè era o non spalleggiato dai potentati maggiori, come i Savoia e i Monferrato, che alle volte, a proteggere questo manipolo di ardimentosi, ci avevano il loro tornaconto. Colla morte di Amedeo VII, il Conte Rosso, a cui volontariamente si erano sottomessi, furono, per volere del successore Ludovico, ritornati sotto il potere immediato degli antichi signori ; si ripigliarono le armi, e questa volta le truppe savoiarde, unitesi colle masnade feudali, irruppero nelle valli, ferendo, uccidendo, guastando, ardendo, saccheggiando. Il tuchinagio fu spento nel sangue. Il solo ricordarlo era colpa, come lo prova un editto di Carlo III del 1515, nel quale è comminata la pena di tre tratti di corda e di 25 ducati a chiunque avesse tenuto discorso o solo fatto parola del nome tuchino. Si deve certamente a queste intimidazioni se, nelle valli del Canavese, andò perduta affatto la tradizione del tuchinagio.
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) —Dioc. Ivrea — P2 a Vistrorio, T. ad Ivrea.
   Eueglio (2338 ab.). — Comune fra i più importanti della valle di Cly, sorge alle falde del monte Bossola (1509 m.) ed è costruito in modo che è facilissimo perdersi tra le sue vie. Fu feudo dei San Martino, e prese parte attivissima alla famosa rivolta dei tuchini. Negli scavi per costruzioni si scoprirono tombe antiche, urne cinerarie dell'epoca romana. Il clima di Rueglio è saluberrimo ed indicatissimo per quelli che hanno necessità di ritemprarsi e rinvigorirsi il corpo con bagni di luce e di aria ossigenata. La popolazione è buona ed ospitale. È notevole per la bellezza delle donne, che spicca dalle foggie particolari delle vesti, per l'attività e solerzia de' suoi minatori sparsi per tutto il mondo, per una danza speciale conosciuta sotto il nome di traila, e per il pianto dei morti. Le donne di Rueglio, il cui tipo di bellezza ha qualche cosa delle razze caucasee, sogliono scendere di primavera alla pianura per vendervi la cosidetta frisa (nastri e fettuccie di fil di canape e di cotone) ch'esse stesse non fabbricano, ma pigliano dalle donne di Trausella.
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Ivrea — P2 ivi, T. a Vistrorio.
   Vidracco (554 ab.). — Sorge addossato ad uno dei molteplici colli che cingono, intersecano e chiudono la valle di Cly, a chilom. 2.5 da Vistrorio e a chilom. 5 da Castellamonte. Parrocchiale di antica costruzione e Congregazione di carità. Abbonda di pietra calcarea, che produce calce di prima qualità. Fu contea dei San Martino Provana di Parella.
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Ivrea — P2 a Vistrorio, T. a Castellamonte.
   i
   77 — J.a Patria, voi. I.