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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Prima — Alta Italia
   Noasca (1184 ab.). — Sta sulla sinistra dell'Orco presso lo sbocco di tre valloni a 1062 m. d'altezza. Bella chiesa antica dell'Assunta. Le acque della Noaschetta si precipitano al disopra di Noasca in una stupenda cascata, che per gradi percuotendo su sei banchi di roccia ricasca divisa in più rami, e solleva una polvere di minutissimi spruzzi e di sottilissima nebbia, che, attraversata dai raggi solari, presenta tutti i colori dell'iride. È certamente una delle più belle cascate che si possano vedere nelle Alpi tanto per il suo volume d'acqua che per la sua altezza perpendicolare. Presenta poi la particolarità che la si può osservare stando sotto alla roccia da cui il torrente si riversa (1137 m.): l'impressione che si prova è veramente grande.
   In un punto la valle si fa così ripida, e tanto si restringe, che, lasciando appena il passaggio all'acqua, si fu obbligati a scavare nella roccia uno stretto sentiero, che per la sua ripidità e struttura porta il nome di Scalare (fig. 145). Le differenti cascate dell'Orco, che qui si presentano successivamente a fianco del cammino per più di mezz'ora, formano un orrido degno del pennello di qualsiasi celebre paesista. Quei massi enormi di roccia, che staccatisi dalle montagne vennero a riempire, e qualche volta ad otturare il letto di questo rapido torrente, danno luogo ad una continua varietà di getti e cascatelle veramente ammirabili. Ma quel che più sorprende è il passaggio inatteso, repentino che si fa da questa orribile gola nella pianura di Cere-sole Reale. Una valletta di idìllii e di pastorali, graziosa, tranquilla, coronata da alte vette e splendidi ghiacciai, rivestita di foreste e praterie smaglianti, lambite dall'Orco, che scorre lene lene mormorando appena tra le rose che smaltano di fiamma il cupo muschio (1).
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioo. Ivrea — P2 a Locana, T. a Pont Canavese.
   Mandamento di PAVONE CANAVESE (comprende 9 Comuni, popolaz. 8011 ab.). —
   È coltivato in molta parte a viti e a prati. Ha folti boschi di roveri e castagni ed è bagnato dal Chiusella e dal Ribes.
   Pavone Canavese (3198 ab.). — Grossa borgata in vicinanza del Chiusella, a 5 chilometri da Ivrea. Vi si vede ancora l'antico castello colle due torri che lo difendevano, restaurato dal comune d'Andrate. Parrocchiale di Sant'Andrea di costruzione moderna ultimata nel 1807.
   Cenni storici e Uomini illustri. — Fu feudo del vescovo d'Ivrea che portava il titolo di conte del Pavone, e diede i natali a parecchi uomini rinomati, fra cui il medico Giorgio Miriale, che scrisse sulle acque di alcune fonti salutari del Canavese; Claudio Tureno, letterato e teologo che lasciò memorie manoscritte intornoàd alcuni prelati di Casale, Carmagnola ed Acqui; Giuseppe Sardi, che scrisse sull'Origine di varie chiese d'Ivrea; Enrico Andrea, canonico, autore del trattato: Introductio generalis in Sacramentum.
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Ivrea — P2 ivi, T. ad Ivrea.
   Banchette (629 ab.). — Siede sopra un alto colle da cui si domina la valle ove
   scorre la Dora Baltea a 3.30 chilom. da Pavone. L'abitato di bell'aspetto contiene un castello di data anteriore al XII secolo, e pare fosse stazione fortificata dei Romani ; ora fu i-istaurato per cura della famiglia Pinchia che ne possiede il titolo comitale per concessione del duca di Savoia Vittorio Amedeo II. La parrocchiale sorge sopra una roccia di diorite e vi si arriva per un'altissima gradinata. Le sta innanzi un porticato con balaustra in pietra da cui si gode una bella prospettiva. Gli abitanti sono conosciuti quali boatieri e negozianti di maiali in tutti i mercati del Canavese. Goll. elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Ivrea — P2 ivi, T. ad Ivrea.
   (1) Vaccarone e Nigra, Op. cit.