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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 250
   Parte Prima — Alta Italia
   più rustico e mostra di essere antico. Notevoli le rovine del castello feudale e di una chiesa creduta dei Templari. L'industria vi aveva in addietro molto sviluppo e vi si trattavano tutli i minerali provenienti da Brosso in Valchiusella; oggidì non sono più in esercizio che una manifattura in rame, due fabbriche per la lavorazione del ferro e alcuni stabilimenti per la tessitura del cotone. I magnani di Locana sono ben noti in Piemonte, ma non vanno così lontano dalla loro vallata come quelli di vai Soana. Nei bassi tempi fu chiamata Lagana e fu compresa nella contea di
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   ' Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Ivrea — P2 ivi, T. a Pont Canavese.
   Ceresole Reale (341 ab). — È l'ultimo villaggio della valle dell'Orco (fig. 143) (1G13 m. alla parrocchia) ed è il complesso di varie borgate assai distanti l'una dall'altra, di cui le principali sono : le Prese, ove stanno gli alberghi, la Frera, la Parrocchia, il Boi-giallo e la Villa. Giace sulla sinistra dell'Orco dirimpetto al gruppo della Levanna (3G19 m.) che si presenta in tutta la sua bellezza. Alla distanza di un quarto d'ora dal Grand Hotel (con 120 letti, illuminazione elettrica, telegrafo, tavola rotonda, sale di lettura, bigliardo, ecc.) (fig. 14-4), sulla destra del torrente, sorgente d'acqua minerale acidulo-arsenicale-ferruginosa, limpidissima, inodora, leggera allo stomaco, con un sapore che si avvicina moltissimo a quello della Victoire di Courmayeur, piccante, salato, non spiacevole. La sua temperatura oscilla tra 7° e 9, secondo le varie epoche dell'anno. E applicata in medicina nelle affezioni dell' apparato gastro-enterico, e in quelle dell'apparato biliare — catarro cronico del ventricolo e dell'intestino — dispepsie per atonia dei muscoli gastro-intestinali — clorosi — anemia — nevralgie — rachitismo, ecc., ecc. Fu premiata all' esposizione d'idrologia e climatologia di Bologna 1888, e diede ottimi risultati in molte cliniche ed ospedali. Per la sua naturale composizione chimica, e quindi per la sua efficacia curativa, può stare al paragone delle migliori acque acidule-ferruginose italiane e straniere. Manca ancora una strada comoda, e, fatta che sia, Ceresole Reale diverrà il St-Moriz, lo Schwalbach, VElster e lo Spa del regno d'Italia, contrastando con Recoaro, Peio e Santa Caterina l'onore di essere fra le prime e più stimale sorgenti e stazioni di acque minerali ferruginose. Osservatorio meteorologico fondato nel 1876 dal Club Alpino.
   Nel secolo scorso vi erano molte miniere in attività. Presso le cave dell'Uja Bel-lagarda si scavarono non pochi frammenti d'iscrizioni romane. Del resto in Ceresole è viva la tradizione che queste miniere si coltivassero dai cristiani, condannali a tali lavori faticosissimi sotto l'Impero romano. A corroborare la stessa esiste tuttora nella regione Prascaler, appiè dell'Uja sopradetta, un piliere vetusto, stato poi restauralo, già eretto in origine ai santi Minatori, a quei miseri cristiani morti vittime dei lavoro e martiri della fede.
   In Ceresole vi sono molte traccie della dominazione romana: si vorrebbe che verso la metà del secolo XVI si leggessero ancora su di una rupe questi frammenti di iscrizione: — m.... visp.... agripp.... excidi.... — Da essa si arguirebbe che per cura di Marco Vispio Agrippa si aprisse maggiormente lo sbocco della valletta di Ceresole all'Orco. Che prima di quell'apertura essa fosse occupala da un lago, ne sarebbero prova gli avanzi di case e di vie lastricale lungo le montagne laterali che la rinserrano in linea parallela, a due terzi circa del pendìo delle medesime sopra il piano. Dicesi che restino anche segni che il lago versasse a maestrale sopra Noasca, dalla qual parte scendersi a Ceresole, vale a dire, dalla cappella di Noasca per Montplé, nella stessa guisa che ad ostro dello stesso villaggio salivasi per la montagna di Deserta, li prof. Barelti, nei suoi Studi geologici sul Gran Paradiso, relega tale leggenda nel dominio della favola, basandosi sopra osservazioni locali.
   Nel secolo passato nei monti dell'Allietto e della Galisia erano coltivate cave di argento bigio, altra con argento e piombo in Nel, ed altra con argento e ferro, e