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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di Ivrea
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   più tardi i conti, ma non i diritti feudali. Pur tuttavia le colossali ricchezze estratte dalle viscere dei monti avevano fatto sorgere ad ogni poggio chiese e castella: e l'ambizione feudale col fanatismo religioso suscitato le fazioni guelfe e ghibelline.
   Il vecchio podestà Guglielmo dei signori di Corgnate per guardare i diritti del Gomitato e gl'interessi del comune fu il primo nel 1315 a giurare fedeltà ai Sabaudi, intantochè i Valperga, i Silvesco, i San Martino, Droy, Cortina, Biandrate, ecc., rivaleggiando fra loro, parteggiavano ora per i guelfi ora pei ghibellini. Di queste feudali guerre il detto Azario ci narra un fatto d'armi contemporaneo onorevole a quei di Cuorgnè. I Valperga, minacciati dalla lega guelfa condotta dai San Martino, spedivano l'accorto Giovanni Azario podestà di Cuorgnè al Visconti in Milano per avere soccorsi. Ottenuto milizie e 300 barbute (cavalleria) sotto gli ordini dei baldi Corgnatesi, lungo il cammino distrussero i nemici castelli del Canavese fino a Pont. I San Martino, che avevano avuto la peggio, dopo la tregua pensarono vendicarsi con fermare e pagare le stesse barbute capitanate dal Malerba, poco prima mercenarie dei Valperga, per sorprendere di nottetempo il nemico castello. Gli avventurieri, in numero di 500, occupato il villaggio, già salivano la ròcca per dare l'assalto al castello dei Valperga, lorchè cento forti Corgnatesi, giungendo da opposto lato, gli furono addosso sternendo, taliando et occidendo, mettendoli in piena dirotta.
   Il Cibrario cita pure i prodi Corgnatesi nelle lotte di Chieri del XIV secolo. Anche il Denina scrive che i Corgnatesi, parteggiando pei Valperga contro i San Martino, scacciato avevano le mercenarie orde dei predoni inglesi dopoché Amedeo VI, fatto arbitro, aveva sedato le intestine discordie. La pace fu però di poca durata chè nel 1388 interveniva Amedeo VII, che in odio ai Valperga rivoltosi proteggendo Cuorgnè, unito alle sue milizie distruggeva i castelli in Pont e sue adiacenze.
   I Corgnatesi furono sempre amici fedeli della dinastia Sabauda, onde si ebbero frequenti attestati di benevolenza e concessioni di favore. Il duca Lodovico nel 1438 con suo decreto 23 aprile cominciava: Dilectis fidelibus nostris hominibus Coronati.....Ed altro da Ginevra, 1455, encomiando il valore dei Corgnatesi: Nos
   igitur Dux, consideratis praemissis, et quod homines et villa Gorniati, ad cohi-I bendam furiam et motus illicitos rebellium circumstantium vallium probe et laudabiliter se se habuerunt „ ecc. Il duca Carlo Emanuele nel 1584 rammendando i servigi prestati nei tempi andati ed il valido appoggio dato alle milizie snazionali di Emanuele Filiberto verso il 1550, volle gratificare l'affezione e la fedeltà 'dei Corgnatesi confermando in perpetuo i privilegi conceduti da' suoi antecessori.
   Nel 1793 re Vittorio Amedeo III ricordando dalla storia la centuria dei prodi Corgnatesi che nel 1339 aveva distrutto 500 Tedeschi sotto il castello di Valperga; [rammentando pure i valorosi soldati di Emanuele Filiberto e dei tempi più remoti, accoglieva affabile e grato l'offerta d'una centuria che il suo capitano Lisa gli sot-,1 ometteva in difesa del re e della patria, equipaggiata a spese sue e dei signori Corgnatesi ; ed encomiando lo zelo ed il patriottismo dei Corgnatesi approvava in quell'occasione la celebre Accademia Filarmonica già costituita fin dal 1748. La detta centuria fu pure utile alla difesa ed al buon ordine del borgo stesso. Nel 1797, anno settimo della prima rivoluzione francese, in giorno di mercato i mon-iagnardi discesi a frotte si erano dati al saccheggio; arrestati quasi in massa, al domani, radunato il popolo in piazza, si istituiva il processo passandoli ad uno ad imo; rimandati i meno compromessi, ne venivano condannati a morte sette dei !)iù facinorosi, che nel giorno seguente venivano fucilati dalle milizie. Quest'avve-ìimento aveva levato gran rumore in Piemonte, ma tranquillato i montagnardi. ,)nde a quei di Chieri, che erano stati vittima d'un fatto consimile e che, piene
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