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Parte Prima — Alta Italia
squisito vino bianco di Caluso, che si fabbrica in un modo particolare. La Dora, l'Orco, il Chiusella e i vari laghetti forniscono di molto pesce; e, quantunque assai scemata, è sempre proficua la caccia.
Industria e commercio. — Sebbene essenzialmente agricolo, il circondario d'Ivrea non ha manco di industrie, fra cui le escavazioni di miniere e di pietre da costruzione, fornaci, ferriere, tessitorie, tintorie, concerie, cererie, ecc. Oltre i generi coloniali il commercio importa da Torino le sete lavorate e gli oggetti di lusso; il riso dal Vercellese; i panni, i cappelli, le telerie dal Biellese; il ferro, i legnami, le resine, le pelli da conciarsi dalla valle d'Aosta, ed esporta il minerale di Traversella, seta greggia, vino, castagne, frutte, formaggi di Geresole, i così detti civrin, burro e parte dei cereali.
Etnografia. — La costituzione fisica degli abitanti è generalmente assai buona. I Canavesani hanno un'indole guerresca, non amano le arti subdole, sono mollo ospitali, ma sono proclivi al litigio. I delitti più frequenti sono contro le proprietà e in seguito contro le persone. Non v'ha però esempio di lunghe ed atroci vendette.
Bilancio. — Il bilancio preventivo dei 112 comuni che compongono il circondario d'Ivrea era, nel 1886, il seguente:
Attivo.
Entrate ordinarie......L. 1,244,741
Id. straordinarie.....» 222,916
Differenza attiva dei residui . . » 3,797
Partite di giro e contabilità speciali » 238,962
Totale L. 1,710,416
Passivo.
Spese obbligatorie ordinarie . . L. 984,898
Id. straordinarie . » 318,460
Differenza passiva dei residui . . » 158
Partite di giro e contabilità speciali » 238,962
Spese facoltative......» 167,938
Totale L. 1,710,416
Cenni storici generali. — Il circondario d'Ivrea corrisponde, come già abbiamo detto, all'antico Canavese, e la storia di questo è anche l'istoria di quello ; noi la compendieremo qui a larghi tratti.
Nel secolo X chiamavasi Carte Canavensis una terra detta Cariava presso Riva-rotta, nel territorio di Salassa, posseduta dalla Chiesa di Vercelli per concessione imperiale del 901. Codesta corte, ampliata dapprima con altri possessi e castelli dall'imperatore Ottone III nel 999, e quindi da Arrigo I nel 1014, e confermata al vescovo di Vercelli anche dall'imperatore Corrado il Salico nel 1027, andò di mano in mano estendendo il suo nome ai luoghi da essa dipendenti, dando così origine al Canavese, i cui confini subirono, col volgere degli anni, vari mutamenti, ora allargandosi ed ora ristringendosi. In un documento del 1141 i signori di quella corte sono chiamati conti del Canavese (Comes de Canarisio). Verso la metà del secolo XII codesti conti, per opporsi alle invasioni del marchese di Monferrato, strinsero una estesa confederazione coi vicini signori, dando il nome di Canavese anche a tutte le terre dei confederati. A codesta lega, che fu chiamata dei signori de Canapicio, unironsi poi gli stessi conti di Biandrate, cotalchè la loro terra di San Giorgio fu, sin da quel tempo, detta in Canaveso. In seguito la famiglia dei conti del Canavese, acquistando nuovi dominii, si divise nei tre rami di Valperga, di San Martino e di Castellamonte.
Dal trattato di pace conchiuso, nel 1229, fra il comune di Novara e quello di Vercelli (dopo la vittoria dei Novaresi, uniti ai Canavesani, sui Vercellesi) rilevasi che i confini del territorio canavese erano indicati, a mezzodì, dall'Amalone, o