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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 230
   Parte Prima — Alta Italia
   fabbricato della Collegiata di San Gillio. La prima, ricostruita nel 1776, conserva poca parte dell'antica; la seconda, edificata verso il 985 dai marchesi del Monferrato, ma successivamente modificata o rimodernata, è di severa e robusta architettura, coi caratteri del secolo XVI. Ma ciò che ha di più notabile Verrès è il grandioso castello (fig. 117) che torreggia da cinque secoli sulla vetta di una rupe, all'ingresso della valle, e che, sebbene abbandonato da oltre due secoli, attesta ancora le magnificenze di quella famiglia di Challant, ricca e potente come una famiglia sovrana. Questo castello forma, con quelli d'Issogne e di Fénis, tutti dei Challant, la triade rinomata di castelli valdostani ai quali s'ispirò quella schiera d'artisti che ideò, nell'Esposizione del 1884, il borgo e il castello medioevale, di cui abbiam dato una veduta nella descrizione di Torino. Fonderia e raffineria del ferro; varii edilìzi meccanici.
   Cenni storici. — Città o borgo dei Salassi, Verrès fu chiamato dai Romani Vitricium, nome derivato probabilmente da un'antichissima vetreria piuttostochè dal pretore romano Verre, come vogliono alcuni. Con tal nome trovasi registrato nell'Itinerario di Antonino e nella Tavola Peutingeriana, come situato a 21 miglia romane da Eporedia od Ivrea. In un documento del 1124 è già detto Verrès. Nel 1840 una tromba d'acqua, caduta sul monte Carogne, si riversò nella borgata; distrusse 30 case, perirono 73 persone e le campagne rimasero desolate. Fino al XIII secolo Verrès ebbe signori proprii, De Verretio, De Turriglia e Alexini. Passò poscia alla famiglia di Challant, ed il potente Ibleto vi fece edificare nel 1390 il celebre castello, cui il conte Renato, nel 1536, aggiunse opere esterne di difesa armate di cannoni fatti fondere nel suo feudo sovrano di Vallangin in Isvizzera. Dopo la morte di Renato senza figli maschi, nel 1565, il castello passò alla Corona. Nel 1661 fu disarmato e lasciato senza presidio e tutto il materiale trasportato al forte di Bard. Finalmente fu del tutto abbandonato, ed ora, da ben due secoli, le ingiurie del tempo e più il vandalismo degli uomini, congiungono la loro opera distruggitrice a danno di quel nobilissimo fra i castelli, forse il più bel modello di architettura militare medioevale in Lutto il Piemonte. Oggi è ancora un monumento; fra non molti anni, se nessuno provvede, non sarà più che una rovina.
   La Collegiata di San Gillio, fondata con larga munificenza dai marchesi di Monferrato, fu poi sempre protetta e beneficata dai signori De Challant, che vi ebbero parecchi prevosti della loro famiglia e ne ottennero il patronato. Decadde poi rapidamente, fino alla soppressione del 1855, che le tolse i privilegi ed il lauto patrimonio. Fu in origine occupata da monaci benedettini, poi dai canonici regolari di S. Agostino. Nel 1647, da Carlo Emanuele Madruzzo conte di Challant, vi furono introdotti i canonici di San Salvatore, detti Lorenesi; ma nel 1717, dopo la rivendicazione della contea per parte della famiglia di Challant, furono ripristinati i canonici di Sant'Agostino. Dipendono dai detti canonici le parrocchiali di Verrès, Arnaz, Antey, Fénis e St-Marcel.
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Aosta — P2 T. e Str. ferr. Ivrea-Aosta.
   Arnaz (1676 ab.). — Situato sulla sinistra della Dora, tra Verrès e Bard, a chilometri 41 da Aosta, dominato da ripidi monti ed allo sbocco di selvaggi valloni, le cui acque desolarono spesso l'abitato e la campagna. Parte della pianura è ridotta un ghiareto improduttivo. Nella borgata capoluogo, detta Villa, vedonsi antiche abitazioni ed avanzi di torri inedieviche sopravvissute alle inondazioni, ed in parte più elevata sorge un lungo caseggiato, che è un vasto castello del secolo XVI rimodernato per villeggiatura, oggi proprietà della famiglia Giacobino, torinese. In una delle sale, dipinti di stile barocco del settecento rappresentano i feudi principali della nobile famiglia Vallesa. Sul dirupo soprastante campeggiano le rovine di un altro castello assai più antico, di cui diamo una veduta (fig. 119). Rinomatissimo formaggio caprino. A est di Arnaz santuario famoso di Maciaby della B. V. della Neve.