G 232 Parte Prima — Alta Italia
di Fénis, morì alla gloriosa battaglia di San Quintino, 1557, al fianco del suo giovane principe e generale Emanuele Filiberto. Estintasi quella famiglia nel 1705, il feudo fece ritorno al ramo primogenito, e nel 1716, il conte Giorgio Francesco di Challant, dovendo pagare i grossi debiti fatti da suo padre nella grande lite di rivendicazione della contea, lo vendette per L. 90,000 al conte di Castellar Paesana, senatore di Piemonte. Non andò molto che il nobile castello venne trascurato dai nuovi proprietari e finì per servire, come serve tuttora, di casa colonica, ben inteso dòpo
Fig. 115. — Castello di Fénis.
esportatone il ricco e artistico mobilio ed altre preziose suppellettili. Il castello di Fénis deve alla sua comoda posizione il suo tardo abbandono, ed a questo la sua conservazione nelle sue parti essenziali, il che disgraziatamente non può dirsi degli altri castelli della valle, tranne di quello d'Issogne. Infatti appare ancora completo nella sua configurazione tanto esterna che interna, e, quel che è più, serba quasi tutti i dipinti murali che l'adornavano, un po' guasti è vero, ma pur tali da potervi studiare a fondo l'indole e le finezze dell'arte medioevale. Un altro campo interessante di studio lo fornisce poi l'architettura dell'edilìzio, massime per quanto riguarda il sistema antico di difesa nei suoi svariatissimi particolari. Il castello, quantunque presenti in modo molto appariscente una struttura d'indole guerresca, non sorge tuttavia in luogo rilevato per dominare il terreno circostante, e quindi ha una strada d'accesso facile e piana fiancheggiata da terre coltivate. Il cortile (fig. 116), con la scalea semicircolare, fu riprodotto nel Castello medioevale di Torino.
Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Aosta — P2 T. a Nus.
Nus (2186 ab.). — A sinistra della Dora Baltea sulla linea Ivrea-Aosta, con bella chiesa parrocchiale recentemente ricostruita. Minerali di piombo solforato ocraceo.