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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 206
   Parte Prima — Alta Italia
   col lavoro paziente di scalpellini: nè per questo meno maraviglioso. Clima dolcissimo e paragonabile a quello della Provenza. Vini squisiti, ulivi, fichi, ecc.
   Cenni storici. — Donnaz fu soggetto nei mezzi tempi ai signori di Bard, molto potenti nella valle d'Aosta. Seguì le sorti di quella signoria e passò, nel 1242, alla Corona. Nel 1694 ne fu staccato e infeudato con titolo di contea a Marcantonio Henrielly, conte di Coazze. Nel 1800 Bonaparte, per evitare il forte di Bard, e mentre se ne faceva l'assedio, superò con parte dell'esercito il colle della Coù e l'alto poggio d'Albard e scese nella pianura di Donnaz ove accaddero alcuni fatti d'arme.
   Coli, elett. Torino V (Ivrea) — Dioc. Aosta — P2 T. e Str. ferr. Torino-Aosta.
   Bard (371 ab.). — Piccola e malinconica borgata a sinistra della Dora Baltea, stretta tra il fiume ed un'alta parete rocciosa, in una gola chiusa dal celebre forte di Bard, di cui diamo una veduta (fig. 105). In fondo al paese scende a congiungersi colla nuova strada, che contorna alla base, lungo la Dora, il promontorio del forte e fu costruita verso il 1857, la strada vecchia, che seguiva il tracciato antico ed è ivi sorretta da bellissime sostruzioni romane di vario tipo, fra cui ha un raro esempio di muratura pelasgica o ciclopica. Veggonsi anche alcuni archi di non piccolo raggio, che accavalciano i burroni. Sulla sponda destra, di fronte a Bard, si apre la valle di Champorcher.
   Cenni storici. — Sorge il forte di Bard sopra una massa rocciosa, a 467 m., fra la strada antica e la Dora. È dominato a sinistra dai gioghi superiori del vicino monte d'Albard; ma la disposizione delle opere moderne, appoggiate a fianchi impraticabili, ne ha fatto un ostacolo di sommo rilievo per le operazioni militari in vai d'Aosta di cui è come la chiave a levante. — Si può affermare con sicurezza — osserva il Giacosa — che sulla balza di Bard si seguirono e si sovrapposero l'oppido dei Salassi, il campo trincierato dei Romani, la cinta Borgognona, la rocca feudale e la fortezza moderna, distruggendo l'una gli avanzi dell'altra, o giovandosene secondo le mutate leggi della tattica di guerra. — Tralasciando i Salassi e i Romani, sui quali non si hanno notizie o vestigia, sappiamo che il forte di Bard fu rinomato sin da tempi più remoti. Ne parla già Luitprando, cronista del IX secolo, come di sito insuperabile. Arnoldo, cronista milanese del secolo XI, lo dice inespugnabile in occasione della spedizione dei Milanesi in Borgogna, capitanati dal bellicoso arcivescovo Ariberto e da Bonifacio di Toscana, e condotti da essi, nel 1034, di là del monte Giovio, o Gran San Bernardo. Il castello e la valle di Bard erano allora custoditi da Umberto Biancamano, conte di Borgogna e capostipite, com'è noto, della nostra valorosa dinastia; nè l'esercito italiano, osserva il cronista, avrebbe potuto passare, se non fosse stato ben accolto dal conte e scortato oltre i sassi tagliati (praecisa saxa) e difficili di Bard. N'ebbero dipoi la signoria i potenti Domini De Bardo, di origine lorenese. Nel 1242, Ugo De Bardo commetteva atti di tirannia, imponendo gravosi pedaggi, e volle sottrarsi alla fedeltà giurata da suo padre ai conti di Savoia. Il conte Amedeo IV dovette muovergli guerra e strinse d'assedio il forte, dopo fatto a tale scopo uno speciale trattato d'alleanza coi visconti d'Aosta (più tardi Challant). Ugo si arrese e abbandonò la valle, lasciandovi però il fratello ed i figli, che furono stipite degli antichi signori di Pont-Saint-Martin e di Sarre e delle famiglie tuttora superstiti Sarriod d'Introd e Sarriod De la Tour.
   D'allora in poi quel feudo rimase direttamente in mano ai principi di Casa Savoia, prima alla discendenza di Tommaso conte di Fiandra, poi alla Corona. Nel 1661, Carlo Emanuele II vi fece trasportare le artiglierie dei castelli di Verrès e Montjovet, abbandonati. Nel 1704 fu assediato dal duca di Vendòme cui si congiunse, per la via del Piccolo San Bernardo, il duca De la Feuillade, e si arrese senza resistenza, per tradimento dello svizzero De Redding. Nel 1706, dopo la battaglia di Torino,