Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Torino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (189/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (189/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Circondario di Aosta
   183
   valle d'Aosta non fu nè incontrastata, nè senza interruzioni. Un fatto positivo è questo, che nel 960, Adalberto, figlio di Berengario lì d'Ivrea, re d'Italia, era conte d'Aosta; il che dimostra, senza che si possa spiegare il come in tanto avvicendarsi, essendo quella un'epoca oscura e scarsa di documenti, che Aosta dipendeva a quel tempo dal regno d'Italia.
   Deposto Berengario e fuggito Adalberto, la storia della valle d'Aosta prosegue più che mai incerta in mezzo a continue lotte fra i principi italiani e gli imperatori di Germania. Non è improbabile, come vogliono alcuni storici, che sia stata dei marchesi d'Ivrea ed anche dei marchesi del Monferrato, che su Ivrea dominarono per alcun tempo, che fondarono a Verrès, nella valle, la Collegiata di San Gillio, e che forse furono stipite della celebre famiglia dei Ghallant, cui chiamavano cugini.
   Intorno a quell'epoca, la valle d'Aosta venne anche infestata dai Saraceni. Quei predoni, stabilitisi verso l'889 nella Provenza, si erano poco a poco estesi nella Linguadoca, nel Delfmato, nella Savoia, occupando tutti i passi delle Alpi, a tal punto che erano impedite le comunicazioni tra Francia e Italia. Dai fortificati ripari facevano frequenti scorrerie nella Svizzera ed in Piemonte, seminando ovunque il terrore e la desolazione, fatti audaci dalla protezione di principi cristiani e segnatamente del conte Ugo di Provenza. Furono per lunghi anni padroni del valico del Gran San Bernardo, d'onde furono cacciati verso il 960. La valle d'Aosta ebbe a soffrirne infiniti mali ; la tradizione popolare ne serbò la memoria viva in molti nomi di località ed attribuendo loro molte opere dei Romani o del medioevo. L'illustre S. Bernardo di Menthon ne disperse gli ultimi avanzi verso il 982 e poi fondò un ospizio su ciascuno dei due valichi principali, presso gli avanzi delle mansioni, o case di rifugio erette dai Romani otto o nove secoli prima. Gli ospizi ed i valichi presero poi il nome del santo filantropo.
   Nel 1032 un'era novella si apre per la valle d'Aosta. Dopo aver subito il dominio 'd'imperatori, re, duchi, marchesi e barbari, ed essere rimasta poco meno che spopolata, e la città deserta e distrutta, passa sotto la signoria di Umberto I Bianca-manoconte di Moriana e stipite della casa di Savoia. Fu questa la prima provincia ;che Umberto I acquistò in terra italiana, e sembra che ne ricevesse l'investitura dall'imperatore Corrado il Salico, in premio dell'aver sconfitto, nella stessa valle di Aosta, il conte Eude di Sciampagna, pretendente all'eredità del regno di Borgogna, siccome nipote di Rodolfo III, il quale, essendo morto senza figli, aveva ceduto il regno a Corrado, anch'esso suo nipote.
   Umberto Biancamano morì nel 1056. Egli aveva concesse le prime franchigie al popolo valdostano ; i suoi successori le confermarono e le ampliarono. Però i conti di Savoia, risiedendo nelle loro terre al di là delle Alpi, dovettero commettere l'esercizio del loro potere ad una delle primarie famiglie nobili sòrte da poco nella rinascente città, e fu quella dei visconti di Aosta, più tardi conti di Challant, che in nome del sovrano governarono la valle. Il feudalismo intanto vi si diffuse, e, nei primi lue secoli dopo il mille, quasi tutti i paesi si trovarono dipendenti da un signore, Qualcuno anche da due o da più.
   ; Il conte Tommaso I, succeduto nel 1189 a suo padre Umberto III il Santo, elargì nel 1191 la celebre Carta delle libertà valdostane, nota anche impropriamente sotto fi nome di atto di dedizione della valle alla Casa di Savoia. La franchigia principale
   I