Circondario di Aosta
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e che da lungo tempo agognavano di penetrare in quella valle ed insignorirsi di quelle ricche miniere e di quei per loro preziosi valichi alpini. Sotto più o meno futili pretesti furono adunque, l'anno 611 di Roma, senza la menoma provocazione da parte loro, assalili dal console Appio Claudio, il quale pagò per altro assai cara la sua aggressione, essendo rimasto sconfitto con una perdita di 5000 uomini, altri dicono 10,000 (Orosio). Ma non tardò a ricattarsi di quel disastro, uccidendo alla sua volta 5000 montanari e chiedendo per questa vittoria gli onori del trionfo (Dione Cassio, Fr., 79; Livio, Epit., ni ; Orosio, v, 4). Vinti i Salassi, impose loro gravi tributi, ed i Romani posero tosto mano alla costruzione di una grandiosa strada consolare, con mirabili opere d'arte, che attraversava l'intiera valle, facendo capo ai due principali valichi, dell'alpe Graia e dell'alpe Pennina, oggi denominati da San Bernardo. È probabile che, fino da quel tempo, a protezione della strada e per vettovagliamento delle truppe di passaggio, fosse stabilita una mansione con un accampamento fisso (castrum stativum) sul punto di diramazione della strada, dove fu poi Augusta Praetoria. D'allora in poi sembra che i Salassi, battuti ma non domi, venissero di frequente alle prese coi Romani, e, quantunque nominalmente tributari di essi, non restavano dall'insorgere, dal saccheggiar le terre dei vicini od i convogli romani, e dall'aspreggiare le truppe che traversavano il loro territorio.
Già sin dal 100 av. C. (654 di Roma) erasi stabilita in Eporedia (l'odierna Ivrea), allo sbocco della valle (Vellejo Patercolo, i, 15), una colonia romana per tenerli in freno; ma ebbe invece molto a soffrire per le loro incursioni, ed anche in un periodo assai posteriore, i Salassi manomisero i bagagli di Cesare dittatore che attraversava la loro regione e costrinsero Decimo Bruto, nel suo viaggio alla Gallia dopo la battaglia di Mutina, o Modena, a sborsare una somma ragguardevole per dargli il passo (Strabone, iv, p. 205).
Nel 35 av. C. pare si ribellassero di bel nuovo e poterono per qualche tempo sfidare gli sforzi di Antistio Vetus, o Vetere; ma l'anno seguente furono sottomessi da Valerio Messala (Dione Cassio, xlix, 34, 38; Appiano, lllyr., 17) (1). Sempre però la loro sottomissione rimase incompiuta sino al 25 av. C., nel qual anno fu inviato icontro di essi Terenzio Varrone, il quale, dopo aver costretto col tradimento l'intiera jtribù a por giù le armi, spopolò addirittura la valle de' suoi miseri abitatori, facendoli (prigionieri e vendendoli come schiavi sul mercato d'Ivrea. Ben 36,000 Salassi vuoisi che fossero così venduti ed 8000 incorporati nelle legioni più lontane. ] Estirpata ed annientata per tal guisa la tribù dei Salassi, fu subito impiantala juna colonia romana sul sito stesso dell'antico accampamento, ed ivi edificata una [città che da Augusto e dai pretoriani mandativi ebbe nome Augusta Pretoria, ora Aosta (Dione Cassio, liii; Strabone, iv, p. 205; Livio, Epit., cxxxv). Il nome però dei Salassi rimase sempre ed è riconosciuto qual distinzione geografica tanto da Plinio quanto da Tolomeo, ma non trovasi più traccia di essi quale tribù indipendente (Plinio, iii, 17, 21 ; Tolomeo, iii, 1, § 34). La nuova città conservò la forma del campo primitivo ed ebbe sontuosi edifici, mura monumentali, ed un arco onorario a ricordo ideila vittoria.
(1) Il Promis, con copia di argomenti, è d'opinione che la spedizione del Messala fosse diretta [contro altri popoli dello stesso nome, nell'Illiria.