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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 162
   Parte Prima — Alta Italia
   Villanova d'Asti, il'rivo Verde o Ruerdo, che proviene da Pralormo, il rivo Secco, il Riassolo, e il Bannetta di Porcile. Presso la frazione di Ternavasio è un laghetto che serve all'irrigazione delle adiacenti praterie.
   Poirino (7068 ab.). — Trovasi a sud-est di Torino, da cui dista 24 chilometri, sulla sinistra del Banna, parte in pianura e parte in terreno alquanto elevato. Varie parrocchie sparse nell'estensione del Comune e due nell'abitato di Poirino, una di Santa Maria Maggiore, l'altra di San Giovanni Battista. Vasta piazza con superbo campanile e campane a concerto, costruito su disegno dell'architetto Ferogio. Nell'interno ameno passeggio pubblico ombreggiato da castagni d'India. Ospedale ben dotato, congregazione di carità, asilo infantile, Società letteraria e molti telai per tele di lino e cotone.
   Cenni storici. — Poirino è già nominato in una carta del 1299 col nome di Posse Podii Variti e col nome stesso in una del 1376. In remoti tempi era centro di un gran mercato di cereali. Dicesi l'abbia fondato un Quintilio Varo, romano. Vi estendevano la loro signoria, nel 1290, i conti di Biandrate : certe loro pretese feudali, in occasione di nozze, ribellarono un giorno contro di essi i vassalli di questo ed altri abitati. Gli espulsi cedettero nel 1312 i loro diritti ai principi d'Acaia: quindi vi s'infeudarono i marchesi di Monferrato e infine il Comune d'Asti, che nel 1372 ne fece vendita al conte Amedeo di Savoia. Questi, per nuova vendita, v'infeudò i Roero, signori di Pralormo.
   Domini illustri. — Nella Storia Letteraria di Poirino elei Vernazza leggonsi estese notizie sui personaggi che illustrarono questo paese, fra i quali citeremo Francesco Arpino, che scrisse in lingua latina una cronaca della sua patria e Lorenzo Arpino, professore di medicina nell'Università di Torino, che compose le effemeridi per l'anno 1526. Poirino va inoltre rinomata per vari illustri casati, fra gli altri gli Aymeri, i Deabate, gli Ansaldi, gli Appendini, i Boetti, i Buglioni, i Burzio, i Cerrutti, i Colli, i Cornalia, i Ferrerò, i Montaffia, i Vernoni, ecc.
   Coli, elett. Torino III (Avigliana) — Dioc. Torino e Asti — P2 T. e Str. tr. Torino-Poirino.
   Isolabella (626 ab.). — Siede sui confini dell'Astigiano, bagnato dai rivi Boccasetto e Bottalino, a chilom. 6.16 da Poirino. Chiesa parrocchiale d'ordine ionico, scuola e congregazione di carità. Aveva anticamente un castello, di cui non si ha più vestigio.
   Cenni storici. — È ricordato in una carta del 1041 col nome d'Insula Ducali e furono suoi signori i marchesi di Saluzzo, i Mazzetti e i Bensi di Chieri ed i Balbiani di Colcavagno.
   Coli, elett. Torino III (Avigliana) — Dioc. Asti — P2 T. a Poirino.
   Pralormo (1605 ab.). — Giace alle falde di una collina bagnata dal rio Verde e dal rio Riretto, a chilom. 7.39 da Poirino, con cinque chiese, fra cui la parrocchiale dei Santi Donato e Giacomo Maggiore, notabile per architettura, preziosi dipinti e per l'icona dell'aitar maggiore che credesi lavoro del secolo XV. Antico castello, ridotto a casa civile, dei Pralormo sul disegno dell'architetto Melano con ricca biblioteca e giardino delizioso. Palazzi Comunale e Sacerdote e palazzina Ferreri con bel parco. A poca distanza dall'abitato grande serbatoio d'acqua piovana formato da un margine di terra alto 20 metri, largo 30 e lungo circa 300. È ricco di pesci e serve alla irrigazione dei prati sottostanti, di un'estensione di 130 giornate di terreno. Ilavvi inoltre un rinomato Santuario a 2 chilometri a levante, detto della B. V. della Spina, anticamente convento di frati cistercensi, ora di proprietà dei fratelli Sacerdote; il castello e la cappella o chiesa di proprietà comunale. Dell'antico convento non rimane più che la chiesa già l'istaurata e riformata. Al luogo del convento fu innalzato, e non compiuto, un castello del marchese Della Marmora, padre dell'unico superstite di detta famiglia, il marchese Tommaso.