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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 152
   Parte Prima — Alta Italia
   San Raffaele e Cimena (1581 ab.). — Iti territorio bagnato dal Po e dal canale Thaon di Revel, è situato in collina sulla destra del Po, a nord-est da Torino e a chilom. 6.16 da Gassino, con chiesa parrocchiale dedicata al Santo di cui porta il nome. Vi è annessa la borgata di Cimena con palazzo antichissimo.
   Cenni storici. — È luogo antico ed ebbe molto a soffrire dall'invasione dei Saraceni. Sul principio del secolo XI era cinto di mura e di fossi e qualificavasi Corte. L'imperatore Ottone III ne fece dono ad Amizom, vescovo di Torino; passò quindi ai marchesi di Monferrato, ai quali fu confermato nel 1164 dall'imperatore Federico I. Nei tempi più moderni fu contea dei Robbii di Chieri e signoria dei Crovi e dei Tornielli di Chivasso. Cimena, o Cemena, fu castello antico restaurato nel 1411 dal marchese di Monferrato, Teodoro II, durante le sue guerre contro i Visconti.
   Coli, elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Torino — P3 T. a Gassino.
   Mandamento di LANZO TORINESE (comprende 7 Comuni, popol. 14,204 ab.). — La valle di Lanzo, divisa alla sua origine in tre diramazioni, appoggia il capo alle nevi perpetue della catena alpina fra il Rocciamelone e la Levanna. La diramazione più meridionale addimandasi valle di Via e la settentrionale di Groscavallo ; riunite poi in una sola verso Mezzenile, prende questa il nome di Valgrande che conserva sino allo sbocco poco oltre Lanzo. La Valgrande, unita a quella di Groscavallo, misura in lunghezza 35 chilometri ; le altre due sono per estensione poco inferiori. Godeste valli sono in generale anzichenò anguste, ma con bellissima vegetazione. Il fianco sinistro di ciascun ramo è esposto a mezzodì e principia coi pascoli cui succedono i campi. Verso le falde intorno alle abitazioni trovansi praterie adombrate da castagni e noci. Il fianco opposto è vestito in gran parte di boschi, fra i quali quello d'Ala ricco di larici, abeti e faggi.
   Le valli di Lanzo abbondano di minerali. Ad Usseglio rinviensi amianto e cobalto arsenicale frammisto a cristalli ottaedri della stessa natura; ad Ala, ferro ossidulato, granato di ogni qualità, epidoto, idoerasia, pirosseno e geode; a Mezzenile, ferro ossidulato; a Lanzo, lignite fibrosa, ferro solforato, talco, ecc. Il maggior corso di acqua che bagna la valle di Lanzo è la Stura, formata da tre rivi, dei quali il primo piglia origine dai ghiacciai del Rocciamelone, il secondo ed il terzo da quelli del Collarino e di Girard. Il torrente della valle di Viù chiamasi anche Chiara o Stura di Via e segue la direzione di ostro-levante. Queste tre Sture riunite formano poi la Stura detta di Lanzo per distinguerla dalla Stura di Demonte nelle Alpi marittime. Fra le montagne di coteste valli primeggia il Rocciamelone, di cui discorreremo trattando del circondario di Susa. Nelle valli di Lanzo si rinvennero alcune medaglie e non poche iscrizioni antiche quali consecrate ad Ercole e quali ornate di figure.
   Cenni storici. — Queste valli furono occupate nel secolo VI dai Longobardi insieme a quelle di Susa e di Aosta; ma, vinti poi dai Borgognoni, venderono loro in prima le ultime due valli e quindi cedettero loro, nel 584, anche questa di Lanzo. Carlo Magno vi stabilì marchesi per custodir la frontiera e governar le valli, le quali, solo verso la fine del secolo XII, incominciarono ad essere chiamate valli di Lanzo. A questi marchesi di Susa succederono i principi di Savoia che vi tenevano castellani speciali. In seguito il dominio delle valli conferivasi per danaro dai messi imperiali or all'uno or all'altro feudatario, i quali stavano però sempre sotto l'alta sovranità dei principi sabaudi. Vi ebbero anche qualche giurisdizione i vescovi di Torino e i marchesi di Monferrato. Nel 1570 Lanzo col feudo fu concesso dal duca Emanuele Filiberto a don Filippo d'Este, marchese di San Martino del Canavese e marito di donna Maria di Savoia ; nel 1752 fu infeudato a don Giuseppe Ottaviano Osasco de' Cacherani, conte della Rocca d'Arazzo, che ebbe in isposa donna Teresa Fieschi, figlia di Cristina di Savoia, sorella di re Vittorio Amedeo III.