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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 148
   Parte Prima — Alta Italia
   selva, il nome di Vualda, corrotto in Vanda, si conservò ai vicini abitati. San Francesco al Campo portò in prima il nome di Vualda di Lifmiasco, che mutò in seguito in quello suddetto di Vualda o Vauda di San Maurizio, come si legge in alcune carte del secolo XI. Nel medio-evo ebbe castello che nel medesimo secolo XI è ricordato col nome di Castrum Sancti Mauritìi.
   Coli, elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Torino — P2 T.
   San Maurizio Canavese (3882 ab.). — È un bel borgo di forma quadrata in pianura sulla destra del Banna, a chilometri 2.46 da Ciriè, intersecato da vie rettilinee. Nei tempi trascorsi era cinto di fossi e mura e lo munivano otto torri ora distrutte. L'antica parrocchiale è fuori dell'abitato; la nuova fu costruila nel 1550 e poi ampliata: il campanile non fu innalzato che nel 1764. Fra i palazzi primeggiano quelli del conte Viarana di Monasterolo, del signor Pastoris e il Comunale ; fra le case se ne scorgono parecchie d'aspetto civile con cortili e giardini annessi. Nei dintorni belle cascine, fra cui la Bertalazzoni con parco grandioso. Scuole, Congregazione di carità e setifici. Vi sono pure le due frazioni Ceretta e Malanghero.
   Cenni storici. — Anticamente un'ampia selva detta Vualda ( Vanda in dialetto) occupava un tratto di questo Comune, che è l'antico Sifiniascum, il quale, nel secolo XI, prese il nome di San Maurizio dal santo di questo nome che vi fu martirizzato con la legione febea dall'imperatore Massimiliano e che sin dal secolo VIII vi aveva un tempietto. I primi feudatari di cui si abbia memoria furono creati visconti e vi ebbero poi signoria i Provana, i Vittoni, i Oraziani, i Castiglioni e i visconti di Baratonia. Ne ebbe il supremo dominio la Casa di Savoia, che l'infeudò ai Doria con atto 16 novembre 1574.
   Coli, elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Torino — P3 T. e Str. ferr. Torino-Lanzo.
   Villanova Canavese (380 ab.). — Sta sulla sinistra della Stura che scende dalle valli di Lanzo, a nord-ovest da Torino, da cui dista 25 chilometri, con antica chiesa parrocchiale dedicata a San Massimo, la quale ha davanti una piazza spaziosa. Vi sorgeva anticamente una piccola fortezza.
   Cenni storici. — Di Villanova trovasi menzione in un contratto di vendita del 1269 conchiuso fra i visconti di Baratonia ed Alberto di San Giorgio dei conti di Biandrate. Nel 1347 il principe Jacopo d'Acaia prometteva di cedere al principe Manfredo di Saluzzo i luoghi di Villanova e di Mathi unitamente al castello di Balangero ; la cessione per altro non avvenne che nel 1356.
   Coll. elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Torino — P2 T.
   Mandamento di CORIO (comprende 2 Comuni, popolaz. 10,256 ab.). — Territorio nella valle omonima a nord della valle di Lanzo, parte in piano e parte in monte. Ila pascoli estesi ed ubertosi ed è bagnato da alcuni affluenti del Malone che scaturiscono presso il monte Soglio. Bestiame bovino, molto burro e cacio.
   Corio (7055 ab.). — Giace a nord-ovest da Torino in luogo ameno e riparato a nord dal Malone; fra il Malone a nord e il Fandaglia a sud. Ampia e bellissima parrocchia principiata nel 1719, ultimata nel 1744 con freschi pregiati del rinomato pittore bolognese Alberoni. Un'altra parrocchia, sotto il titolo di San Bernardino da Siena, fu eretta modernamente in una delle borgate. Ampio ed elegante oratorio nel centro e 18 cappelle sparse nel territorio. Cave di pietre per finestre e terrazzi e cave di pietra da calce.
   Cenni storici. — Con la metà della sua valle Corio formava, ai tempi degl'imperatori Franchi, i limiti della marca di Susa e del contado di Torino, mentre l'altra metà, la più settentrionale, apparteneva alla marca d'Ivrea. Nel secolo XII Federico lì ne fece dono ai marchesi di Monferrato che l'infeudarono ai signori di Lanzo; estinti i quali la signoria di Corio, insieme a quella di altri paesi vicini, andò divisa