Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Torino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (150/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (150/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   G 150
   Parte Prima — Alta Italia
   Cenni storici. — Castagneto, detto anticamente Castanetum a cagione dei boschi foltissimi di castagni che ne coprivano le adiacenze, fu posseduto da principio dai monaci di Fruttuaria. Nel 1227 fu infeudato al marchese di Monferrato ; un secolo dopo passò ai principi d'Acaia, e, nel 1397, a Facino Cane, dal quale fu dato barbaramente alle fiamme. Altri feudatari furono i Provana, i Bianchi, i Trota di Beinasco, e, verso il 1620, i Trabucco di Cuneo che l'ebbero col titolo di contea. Nel gennaio 1705 un nerbo di soldati francesi al comando del conte Destyn, capitano di Luigi X, giunsero a Castagneto incendiandone la casa comunale e saccheggiando tutto il paese. In questo secolo i Trabucco presero il titolo di Conti di Castagneto.
   Coli, elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Torino — P2 T.
   Rondissone (2180 ab.). — Giace in pianura sulla strada provinciale di Torino-Milano, distante chilometri 2 e mezzo dal fiume Dora Baltea e 9.24 da Chivasso; ha la parrocchia dedicata a San Vincenzo, una Congregazione di carità che sovviene ai bisogni dei poveri del Comune, e vi sorgeva un castello assai forte ora distrutto.
   Cenni storici. — Rondissone (Arundicium.) fu feudo antico dei Valperga, signori di Mazzè, i quali ne furono investiti nel 1247 da Bonifacio, marchese di Monferrato. Passato quindi ai Contoni di Strevi, fu unito al marchesato di Caluso.
   Coli, elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Ivrea — P2 T.
   Verolengo (6655 ab.). — Giace in più frazioni sulla strada provinciale di Casale presso il Po a chilom. 6.78 da Chivasso, in territorio bagnato dal Po, dalla Dora Baltea, dai canali Cavour e Natta, ed oltre la parrocchia dedicata a San Giovanni Battista e tre altre chiese, v'è il santuario della B. V., detto comunemente della Madonnina, molto venerato. Le mura castellane furono atterrate ; la via principale è fiancheggiata di portici antichi ed alcune case private sono fabbricate con buon gusto. Congregazione di carità.
   Cenni storici. — Verolengo è denominato Verolencum in vetuste carte, e l'origine celticEf di cotesto nome lo dimostra anteriore al dominio romano in queste regioni. Nel 1257 il marchese Guglielmo di Monferrato lo dava per cauzione della dote di sua moglie Isabella e nel medesimo anno ne faceva la sottomissione a Giovanni de Barone vescovo d'Ivrea. Fu quindi uno dei paesi che vennero in potere della Casa di Savoia pel trattato di Cherasco del 6 aprile 1631. Fu marchesato che che passò dai Giustiniani e dagli Scaglia ai Tana di Limone.
   Uomini illustri. — Nacque in Verolengo Giorgio de Ferraris, dottore in medicina che promosse l'edizione veneta del 1514 dell' opera Clavis Sanationis di Simone Genovese, il primo dizionario di medicina e specialmente di botanica, che sia venuto in luce, al dir del Tiraboschi, dai tempi più antichi.
   Coli, elett. Torino II (Ciriè) — Dioc. Torino — P2 T. e Str. ferr. Torino-Ivrea.
   Mandamento di CIRIÈ (comprende 7 Comuni, popol. 16,772 ab.). — In territorio bagnato dal Banna e dallo Stura, e ferace di segale, granturco, viti e gelsi.
   Ciriè (5193 ab.). — Giace a nord di Torino presso la strada che va da questa città a Lanzo; ha molti fabbricati costruiti con eleganza, una via principale fiancheggiata da portici, una piazza spaziosa circondata da una doppia fila d'olmi, tra cui apresi un ameno passeggio, un piccolo teatro a tre ordini di palchi e un grandioso palazzo appartenente ai marchesi Doria, con vaste sale ed ampio giardino all'inglese cinto di mura. Merita particolar menzione l'antichissima chiesa parrocchiale di San Giovanni costrutta nel XIII secolo e di stile greco-normanno, restaurata nel 1870 per cura del pievano Don Giovanni Camossetto, e per opera dell'ingegnere conte Carlo Ceppi (fig. 78). Il cav. Rodolfo Morgari restaurò con maestria il fresco di buon autore ignoto del secolo XV che sta sopra la porta e rappresenta la Madonna seduta col Bambino, San Giovanni e San Ciriaco, e il cav. Enrico Gamba