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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   G 110
   Parte Prima — Alta Italia
   Dintorni di Torino.
   Torino ha dintorni amenissimi e rinomati per fatti d'armi o ricordi storici. Citeremo fra i principali la Villa della Regina, sopra un declivio incantevole verso la città, in mezzo ad un anfiteatro di verzura. Un ampio giardino, con terrazzi, statue, fontane, circonda il palazzo elegante, fatto costruire, nel 1650, su disegno del romano Viettoli, dal principe Maurizio di Savoia, quando, deposta la porpora cardinalizia, condusse in moglie Ludovica sua nipote e figlia di Vittorio Amedeo. Da costei prese in prima il nome di Villa Ludovica e più tardi quello di Villa della Regina dalla regina Anna d'Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II che ne fece la sua dimora più gradita. Gli accademici Solingìti vi disputarono poi di matematica e filosofia, finché Vittorio Emanuele II la destinò a sede dell'Istituto Nazionale per le figlie degli uffiziali che combatterono nelle guerre dell'indipendenza d'Italia. — Sopra la Villa della Regina stendesi la ampia villa del defunto banchiere Genero, generosamente donata dalla vedova al Municipio per la fondazione di un Ginnasio ricreativo (vedi p. 100).
   Monte dei Cappuccini. Sormontato da una piccola fortezza con torre e bastioni ebbe nome anticamente di Motta o Bastia, e nei secoli XIII, XIV e XV servì a difesa del passo e del ponte sottostanti. Nel secolo XVI si rimase negletto, fu di privati, dei Maletti, poi degli Scaravelli, e nel 1583 lo ricomprò finalmente Carlo Emanuele 1, il quale fece edificare, su disegni dell'architetto Vittozzi, chiesa e convento, vi chiamò i Cappuccini e li regalò di libri e di altri oggetti. Tornò poi nei secoli successivi ora fortezza, ora convento, secondo gli umori dei tempi e le vicende della città e dei monarchi sabaudi. Col dominio dei Francesi cadde in mani private; ma nel 1818 fu riscattato dal Governo e ridonato ai Cappuccini, i quali vi dimorarono fino alla soppressione degli ordini religiosi, rimanendo a custodia e al servizio della chiesa un piccolo numero degli antichi frati. La chiesa è assai bella e ricca: Vittorio Amedeo I la fregiò di marmi e di stucchi; l'altare maggiore ha un'icona del Mazzucchelli, un San Francesco v del Crespi, un San Maurizio del Caccia, detto il Moncalvo, le quattro statue in legno sono del Clemente, e Carlo Alberto cingeva di una preziosa corona d'oro le statue della Vergine e del Bambino. L'estremità del braccio del convento che chiude a est la piazzetta fu concessa dal Municipio a sede della Sezione Torinese del Club Alpino, il primo in Italia di tanti che se ne contano ora. Ivi trovasi un museo alpinistico con collezioni per la topografia, la geologia, la flora e la fauna, i costumi, gli attrezzi, ecc., delle Alpi; ivi una biblioteca e una vedetta fornita di eccellenti cannocchiali e di telescopio pel magnifico panorama delle Alpi occidentali dal monte Viso al monte Rosa e per quello dell'alta valle del Po e della città di Torino. Venne applicata alla salita al Monte una piccola strada ferrata a trazione funicolare sistema Ferretti, la quale sormonta la pendenza del 45 % in linea retta.
   L'Eremo è un antico convento dei Camaldolesi situato sulla collina di Torino verso Pecetto. V'ha una chiesa fabbricata nel 1602 su disegno del Valperga e un edifizio che serve di dimora estiva ai Seminaristi di Torino.
   La Madonna di Campagna ha una chiesa edificata sul principio del secolo XIV, ampliala e decorata di elegante facciata ai nostri giorni. In essa fu seppellito il maresciallo francese Ferdinando Marsin, ferito mortalmente alla battaglia di Torino del 1706, e vi si ammira una Madonna col Bambino del Van Dyck. Parecchie ville