Torino
8.3
Amedeo Vili fu gran principe, ma deboli ed infelici i suoi successori. Venne nel 1459 stabilito il supremo Consiglio di giustizia a Torino, che da quel momento fu la vera capitale dello Stato. Già i duchi di Savoia risiedevano da molti anni ora in una ed ora in altra città del Piemonte. Torino piacque a Carlo I ed a Bianca, che ebbero eziandio sede a Carignano, Moncalieri e Pinerolo. A Torino si radunarono più volte gli Stati del Piemonte. Questa città, quando i Francesi se ne impadronirono, fu da Francesco I onorata di encomi, e con lettere patenti incorporata alla corona di Francia. Ei le confermò i privilegi e volle che fosse sede d'una Corte suprema di giustizia, che si chiamò poi Parlamento ; d'uno studio generale od università; d'un tribunale supremo demaniale, che si chiamò Camera dei conti. La sorte di Torino mutò aspetto quando Emanuele Filiberto, che pugnava sotto le insegne di Carlo V, riconquistò le avite possessioni, e ristorò, nel 1559, la monarchia di Savoia. La città fu resa al duca nel dicembre del 1562. Emanuele Filiberto, intento a comporre lo Stato nella forza e nell'unità, distrusse molta parte dei privilegi municipali di Torino, onde venne alterato il reggimento comunale, frutto del sudore e del sangue di tanti secoli. Così egli trovando ancor vive le fazioni di Spagna e di Francia e vari luoghi ingombri d'eresia, si astenne dal convocare generali adunanze di Stati, come si era fatto sotto altri principi. La popolazione di Torino, tanto sotto Emanuele Filiberto quanto sotto Carlo Emanuele I, il promotore dell'italiana indipendenza, formò la propria tempera nazionale e militare; onde fu gloriosa nel sostenere due memorabilissimi assedi. Negli anni 1638-39 scoppiò la guerra civile per la reggenza degli Stati affidata a Cristina di Francia, madre del fanciullo Carlo Emanuele II, e contesa dai principi Tommaso e Maurizio, cognati della regina e zii del duca. Per l'una stava l'esercito francese, per gli altri un esercito spagnuolo. Il principe Tommaso si chiuse nella città, che fu con molti stenti espugnala dai Francesi. L'altro assedio di Torino è assai più famoso, perchè fu cagione che l'Italia fosse sgombrata dai Francesi. Era la guerra della successione di Spagna. Vittorio Amedeo II erasi accostato ai potenti che volevano porre sul trono di Spagna un principe austriaco, e si dichiarò contro Luigi XIV, che voleva stabilirvi il suo nipote Filippo duca d'Angiò. Il generale francese della Feuillade cinse d'assedio Torino. Vittorio Amedeo al di fuori si diede con instancabile ardire, adoperando destrezza e valore negli assalti, a molestare gli assediarti, finché, congiuntosi ad Eugenio di Savoia che conduceva un esercito imperiale, sconfisse il nemico e nel 1706 liberò la città. Pel trattato d'Utrecht avendo ricevuto la corona reale di Sicilia, che mutò poi con quella di Sardegna, Torino divenne la sede dei re sabaudi. Questa città nel 26 maggio 1799 venne occupata dagli Austro-Russi scacciandone i Francesi che si ritrassero nella cittadella. Debellati, i Francesi tornarono alla riscossa, e furono vincitori a Marengo. Il Piemonte fu unito alla Repubblica francese, e, durante l'Impero napoleonico, Torino fu capoluogo della 27 divisione militare. Ritornata sede dei re Sabaudi il 20 maggio 1814, in essa si gettò il seme della liberazione e ricostituzione della patria comune.
Infatti, salito al trono Carlo Alberto, che già si era implicato nei moti del 1821, proclama, nel 1848, lo Statuto, dichiara la guerra all'Austria, e Torino diventa la città più italiana d'Italia, come la dinastia di Savoia diventa la personificazione dell'unità della patria. La vita di Torino, fatta centro di tutte le forze e di tutto il pensiero d'Italia dal 1849 al 1860, è un'epopea che raccoglie e contiene la vita dell'intera nazione;