Torino
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eminenti uffici, governò la Spagna e la Pannonia e fu caro agli imperatori Vespasiano, Nerva, Trajano. Intanto la civiltà etrusco-romana faceva fiorire il territorio subalpino. Le antiche arginature etnische si prolungarono dando l'alveo al Po, onde la palude si convertiva in prateria; e i Romani cultori delle campagne le arricchivano di viti, di olivi e di piante trasportate dall'Asia.
Non si sa precisamente in qual tempo l'antica civiltà cominciasse ad esser corretta ed avvivata dal cristianesimo. San Luca ebbe commissione da san Paolo di predicare in varie parti dell'Europa e massimamente nella Gallia. Questo paese, solcato da due strade militari, chiamato Gallia Subalpina e frequentato da commercianti, non sarà sfuggito allo zelo dell'apostolo. Nei primi secoli della Chiesa probabilmente san Calimero, vescovo di Milano, san Dal-mazzo, e i soldati scampati alla strage della legione tebana portarono a Torino la parola del Vangelo. Altri sostiene che i eo-minciamenti della fede cattolica nei popoli taurini debbano ripetersi dalla età dei santi Solutore, Avventore ed OLtavio, martirizzati intorno all'anno 286 o poco più tardi. Nel 397 o 401 vi si tenne un Concilio di vescovi principalmente italiani. Dopo la pace che Costantino diede alla Chiesa, il primo vescovo di Torino è san Vittore, secondo alcuni scrittori, cui succede san Massimo, il quale pontificò dal 415 allo incirca fin dopo il 4-G5, con altri cinquantasei, che compiono la serie dei cinquantotto vescovi recata dall'Ughelli. Giovanni Luigi della Rovere fu l'ultimo vescovo fino al 1510. Il successore Gianfrancesco, suo nipote, fu il primo arcivescovo, essendo stata la Chiesa torinese eretta in metropoli da papa Leone X. Torino, mentre si rigenerava colla fede, venne involta nelle guerre fra Massenzio e Costantino. Alcuni credono fosse distrutta da Stilicone, che guerreggiava contro i Goti, e che fosse poi rifatta di maggior circuito. Se scampò al flagello d'Attila, non rimase intatta dai soldati di Odoacre, dai Borgognoni e dall'esercito di Narsete, finché venne ritolta al romano Impero dai Longobardi. E da credere che, per l'importanza della situazione geografica, avrà avuto il suo duca fin dalla prima occupazione, ma non si parla di ciuchi che nell'anno 589, quando Agilulfo, duca di Torino, intervenne alle nozze della bella e virtuosa Teodolinda, figlia del re di Baviera, che a Sardi, in i Veronese, andava sposa di Autari re dei Longobardi. Morto questo, il duca di Torino, suo parente, fu scelto sposo da Teodolinda, e diventò re de' Longobardi. Gondeherla, figlia di Agilulfo e Teodolinda, si maritò ad Arnaldo duca di Torino, il quale,
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Fig. 59. — Stemma della Città di Torino.