Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Torino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (110/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (110/605)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Torino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1890, pagine 614

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   J 04
   Parte Prima — Alta Italia
   i monumenti del Promis, dell'Arcivescovo Riccardi, della famiglia Toesca, della famiglia Doyen, contessa Salmour, famiglie Genero, Pollone, Loescher, Priotti, Musy, sorelle Stakelberg, San Tommaso, Braida-Fontanelle, famiglie Metzger, Sella, Laclaire, Palazzi, Brondello, Pastoris, Chiesa, Albani, Dettoni, Benech, Baudi di Selve. Ammirevoli sono i sepolcreti di suor Maria Luisa Clarac, fondatrice dell'Istituto di Santa Maria; di Vittorio Lanza, del signor Pongilione.
   Molti monumenti hanno bellissime statue in bronzo; citiamo quella del Salvatore fusa dallo Sperali; delle famiglie di Castiglioni, Mazzonis, Vincenzo Denina, Janetti. Nel mezzo della quarta ampliazione havvi una grande edicola destinala a sepoltura dei sacerdoti morti in Torino. A destra di chi entra dalla porta principale si trova la cappella monumentale della Società per la cremazione, dove, oltre pregevoli dipinti, si ammirano pure due belle statue del Della Vedova. — In aree separate trovatisi i cimiteri per gli Evangelici e gli Israeliti, ricchi entrambi di eleganti cippi.
   Storia antica e moderna di Torino. — La storia di quest'antichissima città corrisponde alle vicende della storia d'Italia. Si vuole che i Taurini o Taurisci, da cui venne il nome di Torinesi, fossero un ramo di Tirreni, i primi abitatori dell'Italia migrati dalla Lidia. E tolsero la denominazione dai molili a' pie' de' quali avevano stanza, avendo la parola Taur o Tor la significazione di monte, e i gioghi dell'Asia da cui mossero, hanno appunto il nome di Tauro. Quei Taurini poi compaiono nella storia come popoli Liguri, perchè mescolali a loro che vengono pure dall'Asia, onde Strabone li chiama gente ligustica, e furono i fondatori di Torino. Quando i Celti fecero irruzione al di qua delle Alpi, occuparono il paese dei Taurini arrecando i loro barbari e feroci costumi, che facevano contrasto alla civiltà tirrena. Collegati coi Galli, furono per lungo tempo nemici di Roma, ma poi divennero amici, quando nel 221 Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello soggiogarono Milano, città celtica, e l'Insubria, cacciando i Galli nelle gole Alpine. La città dei Taurini, chiamata dagli storici validissima, fida a Roma, sostenne l'assedio d'Annibale, e fu espugnata mentre essi erano impegnati in una guerra cogl'Insubri. La città fu chiamata Giulia da Cesare, non perchè vi sia stata vera deduzione di colonia, ma forse perchè fu stanza ferma a qualche schiera di soldati. 1 Taurini ebbero cittadinanza romana, come l'ebbe, secondo Dione, da Giulio Cesare stesso tutto il paese tra le Alpi ed il Po. Augusto diede alla città il titolo di Augusta; e sembra certo che facesse parte del dominio di Cozio, amico dei Romani, signoreggiante fra il Rocciamelone e il Monviso, monti che dal suo nome si chiamarono poi Alpi Cozie. E fino da quel tempo i Taurini potevano varcare le montagne per quelle strade che Cozio fece tagliare nel vivo sasso dei dirupi ad agevolare il passo ai Romani. Dopo la morte di Cozio, Nerone ridusse in provincia il suo regno. 11 fabbricato chiamato le Torri, di cui recammo un disegno nella fig. 27, già prigione, che fu un tempo porta della città, ed ora per recenti ristauri ridomandata coll'anlico nome, è l'unica memoria di Torino romana. Era questa aggregata alla XXII tribù del popolo romano, la Stellatimi; e Giove era detto il suo custode: aveva altari e riti di Venere Eric-ina, di Pal-lade Attica e di Mercurio: possedeva teatro, circo, archi di trionfo, trofei militari. Un trofeo, di cui restano molti avanzi presso la porta Palatina, fu eretto ad onorare un illustre Torinese, Quinto Glizio Attilio Agricola, che fu prefetto di Roma, occupò