Torino
8.3
Caserme di Porta Susa (via del Carmine, 12 e 13 e Garibaldi, 42). — Formano due grandi iso-Iati, costrutti da Vittorio Amedeo II sui disegni del Juvara e capaci di 2500 soldati. La facciata della caserma verso via Garibaldi fu eseguita al tempo di Carlo Emanuele III sul disegno del conte di Borgaro.
Caserma di Cavalleria (via della Zecca, 24). — Innalzata nel 1847.
Caserma dei Carabinieri (piazza Carlo Emanuele II). — Palazzo eretto nel secolo scorso pel Collegio delle Provincie, ora proprietà della Pro- il
vincia, per sede della compagnia e del Comando dei reali Carabinieri di stanza nella provincia di Torino.
Caserma del Eubatto (alla destra del Po, sulla strada di Moncalieri).
Caserma del Genio (via Arcivescovado accanto all'Arsenale).
Caserma d'Artiglieria. — Sono due, una situala nel l'oro Boario, al di là del carcere centrale sul corso Vitt. Eman. II e l'altra sulla piazza di Borgo Dora in prossimità dell'Arsenale di costruzione.
Caserma ilei Bersaglieri (via Maria Vittoria, 37).
Beneficenza. — Ma non solo dell'istruzione pubblica e delle armi Torino è anche la città della beneficenza. Le Opere pie, istituzione benefica del Cristianesimo, trovano in questa città, mercè la carità e la filantropia dei Torinesi, un campo sì vasto che contansi a centinaia, senza tener conto delle private, delle secondarie e di quelle che gravitano attorno a tutte queste. Tesser la loro storia è improba fatica onde il benevolo lettore s'appaghi di questi brevi cenni.
Istituii di beneficenza e di credito amministrali dalla Dilezione delle Opere pie di San Paolo in Torino
(via Monte di Pietà, n. 32).
Il 25 gennaio 1563 l'avvocato Giovanni Battista Albosco, il capitano Pietro della Rossa, il canonico Battista Gambera, il causidico Nicolò Ursio, il mercante Benedetto Valle, il sarto Nicolin Bosio ed il libraio Ludovico Nasi fondarono, per la propagazione della fede cattolica, una Confraternita sotto il patrocinio di San Paolo che di poi, dal nome dell'apostolo, venne chiamata Compagnia di San Paolo, e della quale il conte don Emanuele Tesauro nel 1657 compilò una storia pregevolissima.
Pio V nel 1566 autorizzò con sua Bolla l'erezione della Compagnia, la quale tenne l'amministrazione degli Istituti di San Paolo sino al 1851, nel quale anno, con reale decreto del 30 ottobre, venne creata una nuova amministrazione composta dei 15 confratelli e dei 25 cittadini eletti dal Consiglio comunale e di un presidente nominato dal Re.
Gl'istituti amministrati dalla Direzione delle Opere pie di San Paolo, sono:
L'Ufficio pio ; il Monte di Pietà; l'Istituto duchessa Isabella ed il Credito fondiario.
Vfficio pio. — 11 primo pensiero della Compagnia di San Paolo fu quello d'esercitare la carità, per cui nel 1563 fondò subito l'ufficio pio per soccorrere i poveri, e specialmente quelli che abiurando allo loro credenze abbracciavano la fedo cattolica, e più parlicolarmenfo ancora por soccorrere i poveri vergognosi, cioè le famiglie
nobili o di civil condizione, che per rovesci di fortuna trovavansi in bisogno. Attualmente l'Ufficio pio distribuisce elemosine a poveri vergognosi, doti per collocare in conveniente matrimonio povere ed oneste fanciulle, sottovesti di lana nella stagione invernale a povere fanciulle, sussidii per collocamento di fanciulli e fanciulle povere in istituti educativi.
L'Ufficio pio concedeva altresì doti per monacazione ed assegni per esercizi spirituali, ma quelle, con deliberazione 14 giugno 1854 della Direzione, approvata dal Consiglio di Stato il 31 agosto stesso anno, venivano invertite in sussidii educativi, e questi, con reale decreto 26 settembre 1878, venivano invertiti nella istituzione di posti gratuiti per educazione di fanciulle di civile condizione nell'istituto Duchessa Isabella.
Monte di Pietà. — Con lettera 29 dicembre 1579, il duca Emanuele Filiberto autorizzava la Compagnia di San Paolo ad erigere il Monte di Pietà gratuito, onde venire in soccorso della classe povera con mutui su pegni, senza interessi. Ma il beneficio di questo Pio istituto fondato per sottrarre il povero all'usura, finì, come ebbe a dimostrare una lunga esperienza, per essere invece usufruito da coloro stessi che l'usura esercitavano.
La Direzione quindi, con sua deliberazione 28 novembre 1877, approvata dalla Deputazione provinciale, stabiliva che si dovesse pagare l'interesse su qualsiasi somma prestata (lai Monte di Pietà e metteva a disposizione della Commissione elemosinarla i fondi dell'opera del Monte