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della creduta padrona? In verità| c'era da perder la testa. E la marchesa non c'era ! se n'era andata via| lei| ohe lo aveva chiamato in Altariva| lei| che aveva architettato| concertato| combinato ogni cosa !
Il signor conte era ancora a tavola| prendendo il caffè| quando gli giunse all'orecohio la voce del prooacoia| che domandava di lui.
— I giornali! — esolamò egli. — Che noia!
Ma il procacoia| quel giorno| non aveva solamente giornali. C'era anche una lettera| e col bollo di Torino. Il oonte non ebbe mestieri di veder questo| per riconoscere la provenienza ; aveva notati subito i caratteri della soprascritta.
— Finalmente ! — mormorò. — Sapremo qualche cosa. —
Curiosi effetti di una mano di scritto ! Quei caratterini| il conte di Salverana li conosceva benissimo. Quanti biglietti non aveva ricevuti| vergati in quella forma di sottili uncinetti| ora per raccomandargli di non mancare ad un ballo| o ad una fiera di beneficenza; ora per ringraziarlo dell'omaggio di un libro nuovo| fatto venire a furia da Parigi ; ora per dirgli di procurare una chiave di palohetto a teatro; ora per questo| per altro| e per altro ancora! Ma poi| a grado a grado| quegli uncinetti adorabili erano diventati usuali| oomuni ; oh| molto comuni ; per-