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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   - 243 —
   — E fa conto ohe io sia la cameriera; — soggiunse Flaminia.
   Si trattava di contentarla ; e Marga non se lo fece dire due volte.
   — E così| signorina? — incominciò. — A quest'ora| mi venite davanti ? Animo| quella biancheria ! Ma in ohe stato| Dio buono ! Tutta abbronzata| col vostro ferro da stirare| troppo caldo| secondo l'uso. Quando imparerete una volta ?
   — Ma io non ti ho detto mai questo ! — osservò Flaminia| con accento di dolce rimprovero.
   — È vero ; — rispose l'allegra ragazza. — Allora cambiamola. Mia buona Marga| tu fai ogni cosa a modo. Vieni qua| voglio darti un bacio.
   — Non oserò.... — disse Flaminia| investendosi della parte.
   — Osate| Marga| osate; — soggiunse la finta padrona| porgendo le braccia.
   Flaminia osò| ridendo pazzamente della scena che ella stessa aveva provocata. Ma la finta padrona non le diò tempo di accostare il viso| e cadde ginocchioni| abbracciandola stretta alla vita. Per fortuna il signor Doro Beltrami era già guizzato via dagli occhi; e nessun altro| scendendo o salendo| passava per lo stradone.
   — Buona e cara padrona| — proseguì la bella cameriera| rialzandosi e rimettendosi in cammino al fianco della contessa Flaminia|— giuo-