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fatti| era mortificato| ma non altrimenti liberato da quella vaga inquietudine che sapete.
Il terzo giorno avrebbe potuto andar male come il secondo e come il primo. La contessa Flaminia aveva sotto la mano il rimedio che già le era servito una volta. Ma non si può sempre far conti| e dei rimedii non bisogna neanche abusare; altrimenti perderebbero la loro efficacia nei momenti supremi. Perciò| il terzo giorno| la oontessa Flaminia passeggiò molto: ragionò a lungo col giardiniere| e poi col fattore; visitò i suoi vigneti| che incominciavano a metter le gemme| e fece anche una bella camminata nei boschi| accompagnata da Marga. Ritornata finalmente al castello| si riposò| in attesa del pranzo| e stette lungamente seduta sopra un divano del salotto| contemplando il suo ritratto. Quello era veramente un bel quadro : più lo guardava| e più le piaceva. Ma che idea era stata quella di Marga| che non fosse opera del conte di Salverana? Che ci avesse lavorato per qualche parte un' altra mano| si poteva anche ammettere. Si trattava infine dell' aiutante. Ma l'idea di quel quadro era venuta al conte Cesare| ed ella ben ricordava di averla veduta nascere| davanti ad una sua fotografia. Il conte le aveva anche dotto il giorno e l'ora in cui si era messo attorno a quel quadro. Forse| messa giù la figura e le parti essen-