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non si asteneva già dal guardare la signorina Alarga| quando quella gran diavola bionda gli compariva dinanzi. Ah| se ci fosse stato l'uso| in Altariva| di far sedere le cameriere a tavola! Quella| poi| speoialmente quella| che non era veramente tale| ci sarebbe stata benissimo ; certamente assai meglio della signora marchesa di Ponte Rovella.
Nel salotto| all' ora dol caffè e della famosa cantinella da cui si torcevano con giusta repu-guanza gli occhi di mastro Gaione| fu ancora molto ammirato il grande ritratto di Flaminia; e Lucio Sorniani non rifiniva di lodarlo| amando di far parlare il conte Cesare| tirandolo con dolce violenza a discorrere dell'arte sua e dei maestri dell' arte| come già lo aveva sentito faro una volta. Si schermiva il conte| guadagnando lode di bella modestia nel giudizio della marchesa. Condotto poi a ragionare degli affreschi che stava dipingendo nella chiesa parrocchiale| non si mostrava alieno dal farli vedere al signor Sor-mani| quantunque| ad osservarli così da vicino sul ponte| dovessero perder di pregio agli occhi del giudice.
— Ahimè! — disse Lucio| sospirando. — Io non li potrò vedere così presto| poiché domattina mi toccherà di far le valigie.
— Come? — esclamò la marohesa. — Partite?