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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Capitolo X.
   Un fulmine a ciel sereno.
   La via era lunga| ma non parve| tanta fu l'allegria delle ciarle| regolarmente cullate sopra otto molle e portate classicamente al trotto chiuso da una bella pariglia di sauri bruciati. Luoio Sormani| al solito| faceva tutte le carte| dall'alto della sua imperiale. Uomo veramente fortunato| aveva le rose che gli fiorivano sotto le dita| e le arguzie ohe gli spicciavano pari pari dalle labbra. Il conte di Salverana era sempre amabilmente cortese| col svio sorriso benevolo e con la sua grazia trionfale diffusa su tutti i lineamenti del volto. Se mai dentro dell'anima sentiva gelosia del Sormani| bisognerą riconoscere che il conte Cesare avesse trovata la miglior maniera di combattere il suo rivale| non dipartendosi mai