Capitolo X.
Un fulmine a ciel sereno.
La via era lunga| ma non parve| tanta fu l'allegria delle ciarle| regolarmente cullate sopra otto molle e portate classicamente al trotto chiuso da una bella pariglia di sauri bruciati. Luoio Sormani| al solito| faceva tutte le carte| dall'alto della sua imperiale. Uomo veramente fortunato| aveva le rose che gli fiorivano sotto le dita| e le arguzie ohe gli spicciavano pari pari dalle labbra. Il conte di Salverana era sempre amabilmente cortese| col svio sorriso benevolo e con la sua grazia trionfale diffusa su tutti i lineamenti del volto. Se mai dentro dell'anima sentiva gelosia del Sormani| bisognerą riconoscere che il conte Cesare avesse trovata la miglior maniera di combattere il suo rivale| non dipartendosi mai