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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   seoondo e il terzo dell'èra volgare. Le iscrizioni| in parte funerarie| in parte votive| portavano nomi di liberti| parecchi dei quali avevano avuta la dignità di sèviri augustali| niente di meno. Il culto degli Dei era in decadenza| nel mondo imperiale romano; ma non quello degli imperatori divinizzati. Un' altra particolarità notevole era questa| ohe la più parte di quei liberti avevano il nome della Gente Sulpicia| chiaramente indicando ohe si era sulF area di un latifondo appartenuto a quella famiglia patrizia.
   Belle cose| non è vero| signora marchesa di Ponte Rovella? Alcuni di quei oimelii piacquero a Doro Beltrami| che trasse di sotto la giacoa il suo albo da disegno| e si mise tranquillamente a copiarli. Il conte Cesare non aveva portato niente con sè; ma| da quel buon principale ch'egli era| andò a piantarsi dietro il suo aiutante| non risparmiandogli i suoi preziosi consigli. B più ne abbondò| quando il suo aiutante| per compiacere alla contessa Flaminia| che aveva tanto ammirato il carattere d'una testa di contadina| si pose a schizzarne sulla carta il ritratto.
   Quella fermata alla badìa di Sant'Agostino piacque molto alla contessa. La bella castellana d'Altariva ragionava volentieri coi contadini| occupandosi delle loro piooole faocende domestiche| mostrando di prender parte alle loro afflizioni| come