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stato il paese e mezzo distrutto il monastero. Sulla fine del Quattrocento la badia di Sant'Agostino era state tramutata in commenda| a benefizio d'un nipote di Sisto IV| il famoso pontefice dei nipoti. Più tardi| il luogo era passato a far parte della mensa del vescovo d'Alba ; da ultimo era caduto in mano a privati. Questa| nelle linee generali| la storia della badìa : per più minuti particolari si potrebbe aver ricorso alla dotta memoria del presidente Garavetti| o| in mancanza di questa| che è diventata rarissima| al sunto ohe ne ha dato| nel suo dizionario storico degli Stati del re di Sardegna| il benemerito Casalis.
A queste fonti erudite non volevano certa mente attingere i nostri viaggiatori. L'erudizione non era il fatto loro| quantunque| attratti dall'occasione| andassero cercando cocci. Ce n'erano infatti| e di antichissimi| mescolati ai rottami della fabbrica| in certe cataste che i contadini avevano diligentemente formate| per liberare e mettere a frutto il terreno. Nella chiesa| poi| ossia nella cantina che ne teneva il luogo| avevano raccolto i cocci maggiori| avanzi di lapidi| e lapidi intiere| con iscrizioni latine. Lo stile degli ornati| la forma delle lettere ed altre particolarità da lasciarsi agli archeologi| accusavano in alcuni di quei cimelii il primo secolo| in altri il