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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Della vecchia badia non rimaneva pių molto| quanto all'aspetto. La chiesa| d'innanzi il Mille| non era un monumento notevole| nč per linee generali architettoniohe| nč per ornamenti di scultura. Costruita di pietre d'ogni forma e misura| non si racoomandava alla attenzione dei riguardanti che per i quattro pilastri caratteristici dello stile longobardico| che salivano dal basso della facciata a sostenere le ali del tetto. L'ingresso dell' edilėzio era stato rimpiccolito e rifatto nel Quattrocento| ed anche molto modestamente| con due pilastrini di cotto e una tettoia sporgente. La chiesa non era pių uffiziata da un pezzo| e non avrebbe potuto pių esserlo| avendola i suoi moderni proprietarii compartita in due piani| oonvertendo l'inferiore in cantina e il superiore in granaio. Non era stato conservato affatto il monastero; parte diroooato| parte ridotto alle umili proporzioni di una casa colonica. Solo restavano a far fede di un chiostro antico oerte vōlte a orociera| alcuni archi di tutto sesto con le loro colonne tozze di arenaria| sormontate da semplici capitelli a mezzaluna| senza traccia d'intagli. Convertito in cucina e stalle contigue| il povero chiostro era 1' ultimo avanzo di un'antica dimora di frati agostiniani| poscia di oisterciensi| i quali ne erano stati cacciati da un periodo di guerra che aveva deva-