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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

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a cura di Federico Adamoli

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   dicevano abbastanza chiaramente le pile poderose| fatte di grosse pietre riquadrate| commesse con l'arte propria di quegli antichi dominatori del mondo. Nò o' era da opporre che i Romani non avessero ragione di fare un ponte laggiù| poiché appunto di laggiù passava un tratto dell'antica strada Postumia| com'era anche indicato dal nome di Costuma| rimasto ad un pezzo di via battuta| forse un miglio più in là. Quanto al ponte| le pile apparivano più vecchie delle arcate ; ma ciò lasciava argomentare che la parte superiore fosse stata distrutta| in tempi di guerre e d'invasioni| e poscia riedificata| con arte meno perfetta| ma sempre antica abbastanza; forse ai tempi di Arcadio e di Onorio. Cosi dicevano gli eruditi del luogo| il notaio e il prevosto; i quali| del resto| si riferivano alla| dotta memoria di un Garavetti| che nel secolo soorso aveva illustrato il borgo dell' Isola| nascendoci| per andar poi a morire presidente di tribunale a Torino. 11 borgo dava nome al ponte; ma prendeva esso medesimo il suo nome dalla lingua di terra su cui era fabbricato| al oonlluente dell' Erlia e del Verde.
   Non si poteva stare a lungo sotto il ponte| per ammirare il modo di costrurre dei Romani. La comitiva ritornò sulla sponda| rimontò in carrozza| e fece il suo ingresso nel borgo| attra-