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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Lucio che incalzava alle spalle| e faceva lui tutte le carte. Non mostrava di dolersene il conte di Salverana| molto benevolo nel suo modo di ascoltare| molto sicuro di sè| nella sua condizione di biondo irresistibile. Che uomo| quello ! Un prodigio| un portento. Il signor Sormani cinguettava; il conte ragionava| ed ogni sua frase era una perla| ogni sua sentenza un diamante| da legare a giorno. Questa era l'opinione di donna Barbara. Pensava egualmente Flaminia? La giovane signora non pareva aver preferenze; certo non ne usava. Spesso si voltava anche indietro| per dare ascolto ai cavalieri del trabiccolo| per tener tutti in vena di allegrezza.
   La gita fu gaia e piacevole| ad onta di tutte quelle ' sconvenienze „ che la marchesa andava notando via via. Passata la stazione di Altariva| si andò per un largo stradone fiancheggiato di pioppi fino alla riva sinistra dell'Erba| vasto alveo di ghiaia| per mezzo al quale correva un fil d'acqua| ma d'aoqua perenne| limpida| argentina| viva| gorgogliante tra i sassi. La carrozza doveva passare quella pooa aoqua sopra un gran ponte di cinque arcate ; il ponte dell' Isola| antica costruzione attribuita ai Romani| epperciò meritevole di particolare attenzione. La comitiva smontò per andare a vedere le oinque arcate dal letto del fiume. Che la costruzione fosse romana| lo