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un fattorino| era da mettersi alla pari col suo principale| col conte Salvi di Salverana ? Per una volta| passi; ma una non doveva far uso. Oh! come le dava noia quell'altro invito! Già| alla marchesa Barbara molte cose davan noia| ed anche molte persone. Anche quel Lucio Sormani| venuto a fare il terzo incomodo| a ficcar gli occhi curiosi| a metter bocca e mani nelle più delicate faccende.
La colazione andò svelta. C'erano tutti i commensali del giorno innanzi| salvo il signor Gaione. Una sconvenienza di meno; si| certo. Ma il signor Doro Beltrami si presentava quella mattina assai meglio in arnese e faceva troppo bella figura. Il cambio non era fatto per piacere alla più barbara delle marchese.
Si finiva di prendere il caffè| quando fu udito un fragor di ruote e uno scalpito di cavalli sulla ghiaia del piazzale. Flaminia si alzò| e tutti gli altri con lei. Le due signore andarono a prendere i loro cappellini e gli ombrelli da sole. Cinque minuti dopo| il gran rosolaccio di Flaminia si aperse sulla sinistra della spalliera di dietro| lasciando il posto d' onore ai tre giri di merletto che guarnivano l'ombrellino bianco della marchesa di Ponte Rovella. Il conte e Doro Beltrami avevano preso posto alla spalliera davanti: Doro| per verità| un po' riluttante ; ma il signor Lucio