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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 173 —
   — Matto ! Quando farete giudizio ?
   — Un giorno o l'altro| ohimè ! — disse Lucio| sospirando. — 0' è il vecohio della falce e dell'orologio a polvere| ohe s'incarica di questo e d'altro ancora. —
   Non c' era verso di cavar nulla| da lui| e la marchesa lasciò cadere il discorso. Pochi momenti dopo ricomparve Flaminia da una porta finestra| e dietro a lei il servitore Filippo| con una lettera in mano. La contessa venne inoontro ai suoi ospiti ; il servitore svoltò a sinistra| per andare in fondo al giardino e infilar la discesa verso la torre della Guardia.
   Si passeggiò ancora un tratto| poi si andò a sedere sotto un padiglione di verzura. Le signore attaccarono una di quelle conversazioni vagabonde| su cento cose| una più vana dell'altra| in cui son maestre le donne| quando non possono o non vogliono ragionare di cose più importanti. Lucio Sormani non aveva da motterci nulla del suo; perciò| dopo esser rimasto un po' là| si mosse e andò nell'atrio a leggiucchiare un giornale.
   lu questo modo si fecero venire le dieci. E l'ora scoccava all'orologio del castello| quando le signore videro apparire in fondo al giardino il conte di Salverana. Non solo| per altro: era con lui l'aiutante| alla cui vista donna Barbara fece un gesto di persona saccata.