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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — È orribile. Bisogna venirne in chiaro. Mi accordate quindici giorni?
   — Sì| — disse Flaminia| — e se non ri basteranno| mi chiederete per lettera una proroga| che io vi conoedorò volentieri. Ma badate| — soggiunse| minacciandolo colla punta del suo ombrellino| — voi non vi sottrarrete colla fuga all' obbligo vostro. Torto o ragione che abbiate| voglio rivedervi.
   — Non dubitate| cugina; son cavaliere... ed abate.
   — Ah! — esclamò ella ad un tratto.
   — Ohe c'è?
   — Laggiù| tra gli alberi... non vedete? —
   Lucio volse gli ocohi dove Flaminia accennava|
   e vide infatti baluginare da una radura un lembo di bianoo.
   — La marchesa! — diss'egli. — Ma è ancora lontana| per fortuna; possiamo andarcene| prima ohe comparisca in capo al viale.
   — Perchè andarcene ? — chiese Flaminia.
   — Perohè| voi dite? Ma se ci scopre?
   — Ebbene| ci scopra. Se non ci scopre| penserà che ci nascondiamo da lei : e questo non deve pensare; — osservò giudiziosamente Flaminia.
   — È giusto; — rispose il giovanotto. — Ma se ella ci trova qui| seduti a conversare| immaginerà ohe io vi facessi la corte.