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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — Credete ohe uno stemma sia proprio neoes sario? — domandò Flaminia| pensosa.
   — SI| lo credo fermamente; — rispose Lucio Sormani. — Finché la società sia costituita come ora| penso che ogni donna debba essere almeno baronessa. Per noi uomini| il titolo dì nobiltà non è strettamente necessario. Siamo tutti più o meno cavalieri: alla peggio| potremmo contentarci di essere abati| come si usava una volta. Capisco ohe di tante cose si potrebbe far senza| oome del lusso| della vanità| dell'orgoglio ; ma in questo caso bisognerebbe che la sooietà fosse più seria| più virtuosa| più cristiana| che so io? più sincera e più semplice. Finché ci saranno cenci e velluti a contrasto| finché si andrà a feste| a passeggiate| a teatri in carrozza| le distinzioni e gli apparati saranno indispensabili. Finché per una fiera o per un ballo di beneficenza vi metteranno in un medesimo elenco di patronesse| l'una col suo titolo di duchessa| di marchesa| e via discorrendo| l'altra col suo semplice 'signora„ accanto al nome| voi| belle| cederete alla lusinga del blasone; e l'uomo ohe non vi darà il titolo| fosse pure un grande scienziato| vi parrà da meno di un nobile di quinta classe| fosse pure un imbecille.
   — Sapete| — notò Flaminia| — che non siete punto gentile?