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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Diventato padrone di Altariva| egli ci farà la grazia di lasciare i pennelli| e| per levarsi anche la tentazione di torno| licenzierà l'aiutante. —
   Flaminia era stata a sentirlo| senza batter palpebra| senza dar segno di sgradire o di gradire il sarcastico discorso di Lucio.
   — Avete una fantasia molto ricca ; — gli disse| com'egli ebbe finito. — Anche all'aiutante avete pensato| nel comporre il vostro quadro. E ci ha un buon posto| mi pare.
   — Il posto che gli conviene| poveraccio! — riprese il Sormani| fingendo di non badare alla canzonatura. — Utile| lo tengono; inutile| gli dànno il benservito. Per ora| ha da vivere. Dopo tutto| egli fa il tirocinio dei poveri che hanno ingegno| e debbono metter l'ingegno al servizio dei ricohi| o dei furbi. Se ne dànno più ohe non pensiate| di questi sacrifizi nel mondo. 0' è il poeta che scrive per conto d'altri un volume di versi ; c'è il prosatore che fa per conto d'altri| capoparte o ministro| una serie di discorsi parlamentari. Ciò si è visto| si vede| e si vedrà.
   — E voi| per intanto| vedete un po'grosso! — notò la contessa. — Barbara| che io vi lascio tartassare| non so perchè| non mi ha mai consigliato di sposare il pittore.
   — Fosse matta! Dopo che le avete ricusato quell'altro| ha imparato l'arte| e gira prudente-
   bakkiu. La Castellana. 11