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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   veva proporvi di gittare ' le vedovili bende „ e di romper fede ' al cener di Sicheo ? „
   — Signor Luoio !
   — Scusate| sono reminiscenze olassiche. Vi ripeterò in prosa modesta ohe la parente di Gino Ri-nieri non doveva venir lei a proporvi il marchese di Alagna.
   — Concediamo che abbia fatto male; — disse Flaminia. — Ma io non ho accettata la proposta| e Barbara non ci ha insistito affatto.
   — Oh no| poveretta ; aveva parlato per chiasso| o per eccesso di buon cuore ; — ribattè Lucio ironicamente. — Ma| se io sono bene informato da due giorni d'intimità| non è donna Barbara che vi ha cercato il pittore per la chiesa di Altariva ? Non è lei che lo ha trovato e tirato quassù| che lo ammira per due| che lo decanta| che lo innalza al settimo cielo settantasette volte al giorno.... per farvelo parere un portento?
   — Che cosa intendereste di dire?
   — Che l'ingegno umano è grande e vario ; che le arti son molte e maravigliose ; che le invenzioni crescono tutti i giorni di numero e si vengono facendo di giorno in giorno più sottili| più spiritose. Oh| infine| ohe male c'è? — prosegui Lucio Sormani| con accento bonario. — Vi dànno un pittore che è conte. Il pittore è apocrifo ; il conte è autentico. Di che ci lagneremmo noi ?