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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — No| in fede mia ; — rispose Lucio| fingendo di cascar dalle nuvole. — Ne ho fatti tanti| dei discorsi !... Ma se voi vorrete aiutarmi| ripetendo quel ohe vi ho detto....
   — Quello è il conte| mi avete detto| — riprese Flaminia| — nient'altro che il conte di Salverana; il pittore è quell'altro.
   — Ah| si| rammento benissimo| ora; — disse Lucio. — E ve lo ripeto a mente fredda| que-st' oggi.
   — Con qual fondamento? Come lo sapete?
   — L'ho indovinato. E come non lo avete indovinato anche voi ? ti oonte di Salverana non ragionava da pittore. Avete sentito che vanità di discorsi? e che confusione di nomi?
   — Si può esser pittori| — notò Flaminia| — e non esser forti sulla storia dell'arte.
   — Ma non a segno di mettere il Mengs e l'Appiani alla pari con Raffaello e Tiziano; — ribattè prontamente Luoio. — Che insalata| Dio buono! —
   La contessa Flaminia rimase un istante interdetta; ma poi si riebbe| e con un risolino amabile| accompagnato da una occhiatina maliziosa| riappiccò la battaglia.
   — Non c'è altro?
   — Non c'è altro.
   — Allora| è troppo poco.