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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 155 -
   Flaminia sorrise al complimento. Era un buon segno.
   — Venite; — diss'ella| voltando verso un sentiero laterale; — andremo da questa parte.
   — In capo al mondo; — rispose Lucio.
   — No| solamente in fondo al parco ; — replicò ella ridendo.
   E leggiera| precedendo il suo ospite| ora seguendo la traccia di un sentiero| ora passando da qualche radura di piante in un altro| andò a sbucare in un lungo viale| ohe riusciva ad una di quelle prospettive tanto care all'arte boschereccia dei seooli scorsi| presso cui avevano il nome di occhiate| e più comunemente di canocchiali | aiutando a darne l'immagine il collocamento delle piante e il taglio dei rami| donde si aveva come una finestrata di azzurro e di verde in lontananza.
   — Sediamo qui ; — disse Flaminia| come fu giunta al termine del viale| prendendo posto sopra un sedile di pietra| al rezzo di un bel pino domestico che protendeva i suoi rami ad ombrello. — Ed ora| signor cugino| mi direte il resto.
   — Il resto ! — esclamò Lucio Sormani| mettendosi a sedere di rincontro a lei| sopra un altro rocchio di pietra. — Il resto di che?
   — Del discorso che mi avete fatto ier sera; non ricordate ?