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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   mere. Il giovanotto era contento e scontento dei fatti suoi ; contento di essersi levato un peso dal .cuore| gittando là quelle sue poche osservazioni ; scontento di non sapere qual senso avessero fatto sull'animo della castellana d'Altariva. I due sentimenti si alternarono un pochino nel suo cervello| mentre egli si stava spogliando. Ma egli non era uomo da durar molto in quelle incertezze.
   — Oh| infine| — diss'egli| tirando la somma| — se lei ha voglia di sposare un falso pittore| faccia il comodo suo ; quanto a me| ho fatto il mio dovere| avvisandola. —
   E ci dormì sopra| d'un bel sonno lungo| tranquillo| filato| come un giusto| o come un innocente. Donde avvenne che la mattina seguente| quando si destò| fosse fresco come una rosa. Ma egli si era destato una mezz' ora più tardi del suo desiderio| e non potè giungere in tempo| oome un'altra volta aveva fatto| per vedere una cer-t' ombra aggirarsi antelucana fra le piante del parco. Quando andò a spalancar la finestra| era giorno chiaro: il sole non aveva ancor fatta la sua apparizione dai monti di Liceto| ma già lo annunziavano i vapori rosseggianti ohe incoronavano le vette.
   Mentre era alla finestra| sentì bussare discretamente all'usoio della sua camera.