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— Nè quelli degli altri ; — soggiunse mastro Gaione.
— Nè quelli ohe voi imprestate agli altri; — corrèsse Doro Beltrami.
Cosi dicendo| prese per un braccio il compagno| e lo trasse a forza di là| dorè pareva che volesse passare la notte. Il pachidermo obbedì barcollante all'impulso. Ma egli voleva parlare| e per parlare tentava di fermarsi ad ogni tratto. Doro Beltrami| a cui piaceva poco la ragione di quelle fermatine| non gli diè tempo nè agio che a rotti periodi| a frasi scucite.
— È strano.... è strano che non vogliate ammettere..... Io ho capito tutto.... Che male c'è| finalmente? Un cane guarda un vescovo| e un pittore può innamorarsi di una bella signora.... La gioventù | bella cosa ! La gioventù può aspirare a tutto.... Io aspiro bene a quella principessa travestita.... Parlerete| non è vero ? Mi avete promesso... come di mettermi nell'iter.... Siete un artista| voi. Quell'altro mi pare un buffone.... Sì| dico| un buffone.... Par l'occhio tenero alla cameriera.... e poi voler la padrona !... Mi fate cascare| signor Doro| con le vostre strappate.... Che amicizia è la vostra?... —
Oon questi discorsi| fatti a pezzi e booconi| non senza incespicare un centinaio di volte| esercitando la pazienza e le forze di Doro Beltrami|