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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 146 —
   cameriera| non mi ritroverei così male| vivrei più tranquillo.
   — E perchè? — domandò il Beltrami.
   — Perchè ? me lo domandate ? Perchè| vedete| amico mio| ne sono innamorato. Capite? innamorato| innamorato cotto.
   — Badate| — ripigliò il Beltrami| sorridendo| — siamo all'aperto| e voi confidate il vostro segreto a tutti gli echi d'Altariva.
   — Eh| questo| poi| vorrei gridarlo dall'alto di un campanile ; — rispose messer Gaione| infiammato.
   — Ma bene ! — esclamò Doro Beltrami. — Avete il cuor giovane| voi.
   — Sicuramente| e per quella diavola mi par di avere vent'anni. È povera? tanto meglio; sono ricco io. Caro Beltrami| come voi mi vedete| ho da vivere.
   — Terra al sole| non è vero ?
   — No| terra poca. Io non credo alla terra| come resa ; credo alla carta| io.
   Male! ce n'è spesso della cattiva.
   — Oh| per questo avete ragione. Ma la rendita italiana è un buon impiego| e sicuro. Cala di un punto| cala di due| di tre ; non importa. Quando non si ha da venderla| vi rende il vostro quattro e mezzo| e non ci sono cattive annate che ve lo mandino a male. Mi spiego ? Ora| ditemi un poco|